prima parte di Laura Lucchi, seconda parte di Alberto Ragno
“La mamma”, la tanto idealizzata e romantica figura che ci ha accompagnato nei secoli nella nostra cultura, nella nostra vita, la centrale figura di riferimento per –quasi – ogni persona, l’oggetto di studio di schiere di psicologi, sociologi e antropologi, specialmente negli ultimi quarant’anni, non è più!
Prendiamone atto una buona volta e facciamola finita con le idealizzazioni, sarà bene per tutti, madri comprese.
Badate non mi riferisco alle madri manager che si districano fra consigli di amministrazione, baby-sitter e sensi di colpa, non alludo a impiegate e lavoratrici di ogni categoria che hanno già scontato il debito Karma con due o tre prossime vite, avendole vissute in contemporanea in questa; a quelle che riescono a mandare avanti attività in proprio facendo lo slalom fra gli impegni di tutta la famiglia e, un po’ nevrotiche, riescono ad accontentare tutti fatta eccezione per sé.
La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.
L’utilizzo sempre più esteso del computer per lavoro, passatempi come i videogame e attività sui social network è una delle cause principali dell’epidemia di obesità che sta flagellando i Paesi sviluppati. Ma non per l’inattività fisica – o almeno non solo: per gli effetti del computer sul cervello. Lo sostiene la prestigiosa Royal Institution of Great Britain, la più antica (e una delle più prestigiose) accademia di ricerca scientifica pubblica del mondo.



