In Italia si tollerano maggiormente le sovrapposizioni nelle conversazioni che quotidianamente ci ritroviamo a svolgere con altre persone; sono per noi segno di interesse e spontaneità del nostro interlocutore mentre in altre realtà vengono considerate sgradevoli e poco educate.
Un gruppo di ricercatori già nel 1981 ha descritto un malinteso interculturale dovuto alla diversa durata dell’intervallo tra un turno e l’altro in una conversazione. Infatti gli Indiani Athapaskan del Canada e i Canadesi bianchi cercano di evitare conversazioni tra loro. Gli Indiani, per abitudine, hanno pause più lunghe durante la conversazione. Un Indiano quindi, quando l’interlocutore bianco ha finito il suo discorso, prima di prendere la parola fà passare più tempo di quanto l’interlocutore si aspetti.
Giugno 3, 2009
L’avvicendamento dei turni nella comunicazione
Giugno 2, 2009
La pragmatica della comuncazione della scuola di Palo Alto
Quando le persone comunicano, oltre che scambiarsi informazioni, danno vita a un’interpretazione sociale, cioè compiono una sequenza di azioni concatenate, di mosse attraverso le quali si influenzano reciprocamente. La comunicazione interpersonale, se vista come interazione, è un processo in cui da uno stato iniziale si arriva ad uno stato finale attraverso vicende intermedie.
Negli anni Sessanta e Settanta l’idea che la comunicazione interpersonale sia interazione si è fatta strada grazie a contributi maturati in diverse aree.
Un gruppo di ricercatori ( Watzlawick, Helmick-Beavin, Jackson, 1967 ) ha tentato di elaborare una teoria generale dell’interazione nella comunicazione interpersonale, basata su cinque assiomi, cinque affermazioni fondamentali su come si svolge l’interazione. Nella “Pragmatica della Comunicazione Umana” sono enunciati i cosiddetti assiomi della comunicazione che, dalla pubblicazione del testo (1967), hanno modificato in modo radicale ed irreversibile il percorso della psicologia contemporanea.
Maggio 24, 2009
Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale
La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.
Proprio perché è un fenomeno nuovo, non vi è ancora una letteratura molto ricca sul tema.
Per il momento la dipendenza da internet viene confrontata rispetto alle conosciute forme di dipendenza (in special modo a quella relativa all’uso di sostanze ) in quanto simili sono i sintomi che portano alla sua diagnosi.
Maggio 24, 2009
Il computer impedisce al cervello di diventare adulto?
L’utilizzo sempre più esteso del computer per lavoro, passatempi come i videogame e attività sui social network è una delle cause principali dell’epidemia di obesità che sta flagellando i Paesi sviluppati. Ma non per l’inattività fisica – o almeno non solo: per gli effetti del computer sul cervello. Lo sostiene la prestigiosa Royal Institution of Great Britain, la più antica (e una delle più prestigiose) accademia di ricerca scientifica pubblica del mondo.
La baronessa Susan Greenfield, direttrice della Royal Institution of Great Britain, sostiene che l’utilizzo costante del computer ‘infantilizza’ il cervello rendendogli più difficile imparare a superare le difficoltà e gli errori: “Quando un bambino cade da un albero, impara subito a non ripetere l’errore, mentre invece uno sbaglia durante un videogame semplicemente continua a giocare”.
La parte del cervello coinvolta nell’attenzione, nell’empatia e nell’immaginazione – la corteccia pre-frontale – potrebbe non svilupparsi correttamente nei bambini troppo “informatici”, minaccia la Greenfield. “E poiché negli obesi questa zona cerebrale è spesso poco attiva, il link tra uso eccessivo del computer e obesità potrebbe essere a livello cerebrale. Meno percezione del rischio, più abuso di junk-food e stili di vita poco salutari”.
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Aprile 25, 2009
Navigazione in rete dei minori: un’occasione di sviluppo relazionale in famiglia
I dati relativi all’ingresso di Internet nelle famiglie dimostrano come tale processo sia in continua crescita, soprattutto nei Paesi in cui la presenza della tecnologia diventa parte integrante delle attività quotidiane degli adulti e dei minori.
La letteratura psicologica vede quindi un lento ma progressivo fiorire di interessanti studi che analizzano il modo in cui la presenza del web tra le mura domestiche influisca sulla qualità della comunicazione e delle relazioni che intercorrono tra genitori e figli.
Un recente studio pubblicato sulla rivista CyberPsychology&Behavior, stima che in Italia circa un terzo dei bambini tra i 2 e gli 11 anni utilizzano il web tutti i mesi trascorrendo circa 22 ore complessive davanti al pc per visitare perlopiù motori di ricerca e portali, in cui reperire diverse tipologie di risorse (Bricolo F, Gentile D, Smelser R, Serpelloni G, 2007).
Aprile 25, 2009
Gli effetti positivi della videocomunicazione
Secondo uno studio presentato in questi giorni da Cisco, intitolato “Successful Video Communications” e condotto da Pearn Kandola con l’obiettivo di analizzare la psicologia della comunicazione nel mondo business, le applicazioni per la videocomunicazione aiutano le discussioni nei meeting online, rafforzano le relazioni e migliorano il rapporto fra le persone.
Tuttavia, evidenzia lo studio, per alcuni soggetti, la comunicazione in video ha ancora l’effetto di aumentare il livello d’ansia e di inibizione: perché diventi uno strumento di comunicazione efficace, è importante che le imprese aiutino i loro dipendenti a sviluppare competenze adeguate per sfruttarla al meglio.
La comunicazione video sta diventando una norma fra i team dispersi geograficamente e rappresenta un’alternativa fattibile agli incontri di persona. Importante è però stabilire come abbattere le barriere psicologiche che ne ostacolano l’uso, e come le persone possano sviluppare la necessaria familiarità, fiducia e tranquillità per usarla regolarmente.
La ricerca evidenzia quali effetti l’utilizzo del video possa avere su persone con diversi tipi di personalità, analizzando sei differenti figure.
Marzo 12, 2009
La stimolazione magnetica riduce i sintomi dell’autismo
Secondo uno studio pubblicato a dicembre sulla rivista online Journal of Autism and Developmental Disorders le stimolazioni magnetiche possono ridurre i sintomi dell’autismo.
Trenta persone affette da diverse forme di autismo hanno preso parte allo studio di un team di neuroscienziati dell’Università di Louisville. L’esperimento è durato in totale tre settimane con due sedute settimanali di venti minuti ciscuna dove si soggetti sono stati sottoposti a una stimolazione magnetica a bassa frequenza. I pazienti hanno mostrato un numero inferiore di iperattività, sovraccarico sensoriale, e comportamenti ripetitivi. Manuel Casanova, il coordinatore del team aggiunge ” I nostri risultati sono solo all’inizio, ma già abbiamo la dimostrazione che è possibile ridurre la gravità dei sintomi nella maggior parte dei casi”.
Marzo 11, 2009
E-mail, colpa dell’ego se in ufficio non ci si capisce
Ci si separa con difficoltà dal proprio ego. Anche quando si scrive un’email. Così, quando digitiamo un messaggio e clicchiamo sul perentorio tasto “invia”, capita spesso di inviare anche una parte del nostro modo di “vedere le cose” e non tenere presente quello che il nostro destinatario potrà pensare. Con la conseguenza che il numero dei malintesi tra chi si scambia email non fa che crescere.Negli uffici le email sono il pane quotidiano, qualcosa di cui non possiamo più fare a meno. Eppure, come se avessero un piccolo difetto di fabbrica, sono proprio loro a fare crescere le incomprensioni tra colleghi, superiori e collaboratori. E questo è uno dei risultati di una recente ricerca “Egocentrism over email: can we comunicate as well as we think?” pubblicata sulla rivista specializzata Journal of personality and social psychology. Quel che più conta pare essere la ragione di questo “difetto” d’origine della posta elettronica.
Marzo 5, 2009
Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale
La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.
Proprio perché è un fenomeno nuovo, non vi è ancora una letteratura molto ricca sul tema.
Per il momento la dipendenza da internet viene confrontata rispetto alle conosciute forme di dipendenza (in special modo a quella relativa all’uso di sostanze ) in quanto simili sono i sintomi che portano alla sua diagnosi.
Marzo 5, 2009
La gestione della conflittualità nelle dinamiche familiari
Il termine “conflitto” deriva dal latino conflictum , da confligere, che letteralmente significa “scontrarsi”. “Scontrarsi”, però, significa “incontrare qualcuno”.
Siamo sempre stati abituati a considerare il conflitto come un combattimento, uno scontro, un’opposizione, sottolineandone più l’aspetto del “contrasto” piuttosto che quello dell’”incontro” e quindi del “cambiamento” che inevitabilmente un conflitto comporta.




