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	<title>Psicologia, Comunicazione &#38; Nuove Tecnologie &#187; Internet</title>
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	<description>A volte per fare una passo in avanti, è necessario farne tre indietro</description>
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		<title>Psicologia, Comunicazione &#38; Nuove Tecnologie &#187; Internet</title>
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		<title>Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 13:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.
Proprio perché è un fenomeno nuovo, non vi è ancora una letteratura molto ricca sul tema.
Per il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&blog=5376185&post=95&subd=albertoragno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img src="///Users/imac/Library/Caches/TemporaryItems/moz-screenshot-1.jpg" alt="" />La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.</p>
<p>Proprio perché è un fenomeno nuovo, non vi è ancora una letteratura molto ricca sul tema.</p>
<p>Per il momento la dipendenza da internet viene confrontata rispetto alle conosciute forme di dipendenza (in special modo a quella relativa all’uso di sostanze ) in quanto simili sono i sintomi che portano alla sua diagnosi.</p>
<p><span id="more-95"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Questi sintomi possono essere riassunti in:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione</li>
<li>Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano internet</li>
<li>Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell&#8217;uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line</li>
<li>Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all&#8217;intenzione iniziale</li>
<li>Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l&#8217;uso di Internet</li>
<li>Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete</li>
<li>Continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Come nel caso della dipendenza da sostanze, si può notare la condizione di “tolleranza”, descritta nel punto 1, a causa della quale si ha una sorta di “assuefazione” all’uso di internet, ed il soggetto trascorre un tempo progressivamente sempre maggiore per poter ottenere soddisfazione,  sia la condizione di “astinenza”, descritta nel punto 3, che vede una serie di conseguenze a danno del fisico e della psiche in seguito alla sospensione dell’uso della rete da parte del soggetto.</p>
<p style="text-align:justify;">L’abuso di internet viene classificato dalla Young (psicologa, direttrice del Center for On-Line Addiction ed editorial board di CyberPsychology and Behavior) come una dipendenza di tipo comportamentale, come nel caso della dipendenza da gioco d’azzardo o la bulimia, in quanto la dipendenza non si sviluppa nei confronti di una sostanza bensì nei confronti di un comportamento. Ma persistono comunque delle differenze tra questa forma di dipendenza e le altre forme di dipendenza comportamentale indicate, per almeno due motivi:</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Comportamenti come il gioco d’azzardo o la bulimia sono identificati dalla società come comportamenti devianti, il passare del tempo in internet non suscita particolari preoccupazioni nell’immaginario collettivo;</li>
<li>Ad oggi praticamente tutti hanno un computer in casa o utilizzano internet quotidianamente, in ambiente domestico, o lavorativo: l’utilizzo di internet è una pratica che si sta diffondendo ad una velocità elevatissima e coprendo la maggior parte della popolazione.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">La IAD si delinea quindi come una nuova dipendenza che al momento manca di una rappresentazione sociale ben delineata e che può potenzialmente colpire una buona fetta della popolazione.</p>
<p>Le teorie comportamentiste spiegano la dipendenza in termini di rinforzi positivi: l’utilizzo di prolungato della sostanza/comportamento è facilitato dalla gratificazione che ne deriva. Tali teorie si sono dimostrate un punto di vista limitato per spiegare le forme di dipendenza tradizionali, e nel caso della dipendenza da internet, si mostrano ancor più scarsamente esplicative.</p>
<p>Tale impostazione teorica può descrivere solo uno degli aspetti della IAD, cioè quello dell’utilizzo compulsivo della rete, che la Young ha spiegato tramite il modello chiamato ACE (Accessibility, Control, Excitement). Secondo questo modello, la facilità nel reperimento delle informazioni tramite la rete, l’illusione di controllo dato dal mezzo e l’eccitazione provata dalla vasta quantità di stimoli presenti nel web sarebbero alla base del disturbo ossessivo-compulsivo specifico della net-compulsion.</p>
<p>Sicuramente riflettere sulle gratificazioni è un importante primo passo per indagare i motivi di tale meccanismo, ma non ci si può fermare alla semplice relazione fra Stimolo e Risposta. Anche il modello medico che tenta di spiegare la dipendenza in base ad una ereditarietà genetica non si può ritenere esaustivo, in quanto si assisterebbe ad una tendenza ereditaria che colpirebbe una percentuale troppo elevata della popolazione.</p>
<p>È necessario quindi cercare di capire quali sono le peculiarità della navigazione in rete, cosa comportano per il soggetto, per riuscire a comprendere se ed in che modo può svilupparsi la dipendenza.<br />
Un punto di vista diverso rispetto a quello della Young viene offerto da Caretti (2001), che colloca la IAD nella categoria diagnostica “Trance dissociativa da videoterminale”. Secondo questo punto di vista, la dipendenza patologica da internet sarebbe la prima fase di un disturbo più grave caratterizzato dall’alternazione dello stato di coscienza, la depersonalizzazione e la perdita del senso abituale dell’identità personale.</p>
<p>Uno studio condotto da Marzalin, D. e Moore, S. dell’università di Swinburne su 161 soggetti di età compresa fra i 18 e i 25 anni ha rilevato che per i soggetti di sesso maschile, alti livelli di ansia sociale e bassi livelli di sviluppo dell’identità personale sono associati ad un maggior uso di internet,  e tale uso si concentra sulle chat-room e i MUD (giochi di ruolo virtuali).</p>
<p>Senza bisogno di adottare un punto di vista psicodinamico per ricercare le connessioni tra il ruolo di mediazione del mezzo tecnologico e la costruzione dell’identità personale, è possibile individuare quelli che costituiscono fattori di cambiamento dell’identità personale facilitati dall’utilizzo di internet. In letteratura vengono considerate tre dimensioni di base nel ruolo di internet nella costruzione dell’identità personale:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>L’anonimato rispetto alla possibilità di essere identificati;</li>
<li>La comunicazione sincrona ed asincrona;</li>
<li>Le informazioni prettamente visive e testuali sull’identità.</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda l’anonimato, questa condizione ha come conseguenza la caduta di quei vincoli dati dal contesto sociale reale, che dà al soggetto un’illusione di assoluta libertà: di fare, di dire, di essere qualsiasi cosa, senza ripercussioni nel sociale, con l’illusione che lo schermo possa proteggere dall’essere identificati come persone reali e che una volta spento il terminale il proprio “io virtuale” non abbia lasciato traccia.</p>
<p>L’utilizzo della comunicazione sia sincrona che asincrona porta alla possibilità di esercitare un controllo sullo scambio comunicativo: da una parte, la comunicazione asincrona permette di “scegliere” il come, il quando ed il cosa rispondere, facendo diventare lo scambio comunicativo uno scambio totalmente cosciente e controllato dagli interlocutori.<br />
Dall’altra, l’assenza dell’aspetto non verbale, che nelle comunicazioni reali vis a vis costituisce la percentuale più grossa di informazioni disponibili sui soggetti, sul contesto e sulla stessa comunicazione viene a mancare, e viene sostituito dalll’utilizzo di emoticons, che oltre a corrispondere ad un range limitato e stereotipato di emozioni, sono sotto il controllo volontario del soggetto.</p>
<p>Infine, le informazioni sull’identità virtuale disponibili sono ridotte a dati di tipo testuale o visivo, in quanto il soggetto in internet viene rappresentato tramite un “avatar”: un semplice nickname nel caso delle chat, o un personaggio nel caso dei MUD. L’aspetto fisico viene immaginato tramite una descrizione a parole che può essere reale o fittizia, o tramite la costruzione di un personaggio. L’avatar può venire reinventato a piacimento, può venire affiancato da altri avatar, in un processo di frantumazione e sostituzione dell’identità personale che viene rimpiazzata da una o più identità virtuali costruite in base ai bisogni, ai desideri e alle aspettative del soggetto.</p>
<p>Il world wide web si offre così non solo come un immenso serbatoio di stimoli eccitanti, una sorta di “Las Vegas” virtuale piena di luci e divertimento, ma anche come un contenitore dai confini labili ed indefiniti che permette ai soggetti di cambiare le normali regole nelle interazioni umane, di sperimentare non solo nuove emozioni, ma nuovi se stessi, che più si confanno ai propri intenti.<br />
Non deve sorprendere quindi che la IAD si manifesti più frequentemente in concomitanza all’utilizzo di strumenti di interazione umana come la posta elettronica, le chat-rooms, la partecipazione in comunità virtuali quali forum, newsgroup o i MUD, rispetto al semplice accesso alla rete per ottenere informazioni.</p>
<p>Concludendo, gli studi recenti sulla IAD, spesso concentrati sui sintomi e sull’individuazione delle possibili strategie terapeutiche per fronteggiare questo nuovo fenomeno, dovrebbero forse dedicare maggiore attenzione alle dinamiche che portano un soggetto a preferire gradualmente un mondo virtuale, in cui i cinque sensi vengono drasticamente ridotti all’unico senso visivo e sostituiti con esperienze sensoriali “immaginate”, perché totalmente prodotte dalla fantasia, al mondo reale.</p>
<p>Lo strumento tecnologico del computer, ormai elemento integrato nel vissuto quotidiano della maggior parte della popolazione benestante, oltre ad offrire risorse, a costituire un supporto che facilita, velocizza e semplifica il tradizionale agire umano, offre un contatto immediato con una realtà “altra”, una realtà che si “costruisce” totalmente nelle interazioni tra gli “io virtuali”, in cui le regole, i significati e la stessa identità vengono costantemente inventati e re-inventati dagli utenti. Se l’utilizzo di internet ed il suo conseguente possibile abuso, stanno aumentando con un ritmo incalzante, forse sarebbe interessante spostare il focus dalle caratteristiche individuali di personalità dell’internet-addicted a quei processi che investono la società e che stanno portando sempre un maggior numero di persone a preferire una realtà fatta di pixel alla realtà che li circonda.</p>
<p><strong>Bibliografia e sitografia</strong></p>
<p>- Caretti V., La Barbera D., Psicopatologia delle realtà virtuali, Masson, Milano, 2001<br />
- Talamo A. , Ligorio M.B. (2001) Strategic Identities in Cyberspace, In G. Riva, C. Galimberti eds. Journal of CyberPsychology and behaviour, Special issue: Mind in the Web:Psychology in the Internet age, Vol. 4, n.1: 109-122;<br />
&#8220;Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale&#8221;, tratto in data 18-03-2008 da <em><a href="http://www.opsonline.it/" target="_blank">Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi</a></em><br />
http://www.opsonline.it/index.php?m=show&amp;id=12439</p>
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		<title>Navigazione in rete dei minori: un’occasione di sviluppo relazionale in famiglia</title>
		<link>http://albertoragno.wordpress.com/2009/04/25/navigazione-in-rete-dei-minori-un%e2%80%99occasione-di-sviluppo-relazionale-in-famiglia/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 06:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati relativi all’ingresso di Internet nelle famiglie dimostrano come tale processo sia in continua crescita, soprattutto nei Paesi in cui la presenza della tecnologia diventa parte integrante delle attività quotidiane degli adulti e dei minori.
La letteratura psicologica vede quindi un lento ma progressivo fiorire di interessanti studi che analizzano il modo in cui la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&blog=5376185&post=86&subd=albertoragno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">I dati relativi all’ingresso di Internet nelle famiglie dimostrano come tale processo sia in continua crescita, soprattutto nei Paesi in cui la presenza della tecnologia diventa parte integrante delle attività quotidiane degli adulti e dei minori.</p>
<p style="text-align:justify;">La letteratura psicologica vede quindi un lento ma progressivo fiorire di interessanti studi che analizzano il modo in cui la presenza del web tra le mura domestiche influisca sulla qualità della comunicazione e delle relazioni che intercorrono tra genitori e figli.<br />
Un recente studio pubblicato sulla rivista CyberPsychology&amp;Behavior, stima che in Italia circa un terzo dei bambini tra i 2 e gli 11 anni utilizzano il web tutti i mesi trascorrendo circa 22 ore complessive davanti al pc per visitare perlopiù motori di ricerca e portali, in cui reperire diverse tipologie di risorse (Bricolo F, Gentile D, Smelser R, Serpelloni G, 2007).</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-86"></span>Se incrociamo tali dati con quelli forniti nel gennaio 2008 dall’Istituto nazionale di Statistica, vediamo come all’interno di tale fascia d’età sia crescente anche il desiderio di usare sempre di più la Rete.<br />
Il 45% dei bambini compresi tra i 6 e gli 11 anni, infatti, manifestano la volontà di navigare per più tempo sul web, pur non avendo, nel 73% dei casi, frequentato un corso di pc.</p>
<p style="text-align:justify;">Ciò palesa l’urgenza con la quale le famiglie cerchino di adeguarsi alle richieste dei minori circa un più forte ingresso di Internet in casa.<br />
Tale necessità è spiegata ed ulteriormente messa in evidenza da un altro dato fortemente significativo, ossia dal luogo di utilizzo del web che nella fascia d’età compresa tra gli 11 ed i 14 anni è costituito dall’abitazione di altri bambini per il 35% circa dei casi riducendo di fatto la possibilità per gli adulti di monitorare le attività svolte in rete dai figli.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Stile di attaccamento e navigazione in rete<br />
</strong><br />
Ma in che modo l’ingresso di Internet in famiglia ne influenza i processi comunicativi? Quali sono  le dinamiche relazionali in grado di incidere sulle attività svolte online dai minori?<br />
La Psicologia sta tentando di dare delle risposte scientificamente fondate, ricorrendo ad analisi correlazionali in grado di spiegare, ad esempio, come lo stile di attaccamento tra genitori e figli condizioni la fiducia e la serenità con cui i bambini accedono alla Rete.</p>
<p style="text-align:justify;">Realizzando un parallelismo tra l’esplorazione del mondo reale e quello virtuale, possiamo infatti sostenere che così come uno stile di attaccamento sicuro implica la presenza di un genitore che manifesta disponibilità e sostegno (senza tuttavia interferire rigidamente sulla libertà esplorativa del bambino rispetto all’ambiente fisico circostante), analogamente una navigazione in rete equilibrata richiede che il genitore consenta al proprio figlio di accedere al web serenamente, seppur all’interno di un contesto protetto e monitorato.</p>
<p style="text-align:justify;">In assenza di quest’ultimo presupposto, infatti, ed in presenza di un attaccamento di tipo ansioso-evitante o ansioso-ambivalente, la facilità relazionale indotta da una comunicazione online troppo libera  può contribuire a vedere Internet come un’ulteriore potenziale figura di attaccamento, oppure come un tramite per trovarne di nuove.</p>
<p style="text-align:justify;">Tale elemento potrebbe stimolare l’assunzione di comportamenti online inadeguati in grado di indurre, tra gli altri, web dipendenza.<br />
L’attenzione degli adulti rispetto al “cosa” fanno i bambini in rete ed una parallela diminuzione di atteggiamenti esclusivamente orientati a proibirne la navigazione può facilitare quindi una nuova concezione della Rete, non più vista come uno strumento che isola il bambino dalla famiglia, bensì come un nuovo mezzo in grado di stimolare il confronto.<br />
In tali casi  il web diviene luogo di risorse da individuare, di spazi virtuali da conoscere ed analizzare, un mondo di approfondimenti e di conoscenze da sviluppare</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>In Rete sì, ma per fare cosa?<br />
</strong><br />
Intervenire in modo propositivo sulle attività svolte dal bambino in rete significa anche saper discriminare quali siano le attività che meglio si prestano all’obiettivo che ci si è prefissati (Lee, Chae, 2007).<br />
Se infatti l’impiego di forum, di chat, e l’esecuzione di attività educative influenza positivamente il dialogo, l’uso di videogames, al contrario, può inibire tale processo dato che il videogioco tende ad isolare maggiormente il minore rispetto all’ambiente che lo circonda.</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio in base a tale aspetto, possiamo sostenere, in accordo con i dati a nostra disposizione che se una diminuzione del tempo speso nella comunicazione tra genitori e figli a causa della navigazione in rete non sempre incide quindi sulla qualità della relazione, è l’atteggiamento dei genitori rispetto alle attività svolte dai bambini in rete ad essere variabile fondamentale.</p>
<p style="text-align:justify;">Infatti un attivo coinvolgimento dei genitori è particolarmente importante già nel momento in cui il bambino inizia a navigare in rete. È in tale periodo che i minori navigano per un tempo maggiore cercando di soddisfare la propria curiosità rispetto a  tutto ciò che possono potenzialmente reperire sul web.</p>
<p style="text-align:justify;">Una partecipazione attiva dei genitori nella prima fase di approccio al web, può consentire al bambino di abituarsi a scambiare le proprie esperienze on line con i genitori anche quando le proprie attività in rete vanno modificandosi col tempo, consentendo sia da parte dei bambini che degli adulti un aumento della fiducia reciproca e della sicurezza rispetto ai contenuti e alla qualità delle attività eseguite.<br />
Le indagini effettuate mostrano infatti, che i minori navigano per più tempo in rete nei primi tre mesi di utilizzo per poi dedicare alle attività sul web minor tempo, seppur modificando sostanzialmente le attività realizzate (Jackson L, Samona R, Moomaw J, et al, 2007).</p>
<p style="text-align:justify;">Se la ricerca di documentazione per le attività didattiche è il motivo principale per cui i bambini accedono ad internet la prima volta, è la comunicazione con gli amici a spiegare nei periodi successivi il tempo speso sul web. Vi è, quindi, un passaggio dalle attività di ricerca a quelle comunicative ed interattive.</p>
<p style="text-align:justify;">Il principio cardine che deve quindi guidare i genitori nel condurre i bambini in rete va individuato nel fatto che la ricerca di una forma di compensazione sociale su internet diminuisce laddove la qualità della comunicazione offline sia buona.</p>
<p style="text-align:justify;">Il supporto sociale da parte della famiglia riduce, infatti, l’impatto negativo degli eventi stressanti offline e online (come ad esempio il cyberbullismo) sui bambini e sugli adolescenti (Leung, 2007) soprattutto alla luce della tendenza piuttosto marcata a considerare le amicizie online come maggiormente in grado di consentire l’affermazione del proprio Sé nel contesto sociale (Dombrowski S, Gischlar K, Durst T, 2007).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bibliografia</strong><br />
Lei L, Wu Y. Adolescents&#8217; Paternal Attachment and Internet Use. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. October 2007;10(5):633-639. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Lee S, Chae Y. Children&#8217;s Internet Use in a Family Context: Influence on Family Relationships and Parental Mediation. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. October 2007;10(5):640-644. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Dombrowski S, Gischlar K, Durst T. Safeguarding young people from cyber pornography and cyber sexual predation: a major dilemma of the internet. Child Abuse Review [serial online]. May 2007;16(3):153-170. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Leung L. Stressful Life Events, Motives for Internet Use, and Social Support Among Digital Kids. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. April 2007;10(2):204-214. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Bricolo F, Gentile D, Smelser R, Serpelloni G. Use of the Computer and Internet among Italian Families: First National Study. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. December 2007;10(6):789-798. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Jackson L, Samona R, Moomaw J, et al. What Children Do on the Internet: Domains Visited and Their Relationship to Socio-Demographic Characteristics and Academic Performance. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. April 2007;10(2):182-190. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.</p>
<p>&#8220;Navigazione in rete dei minori: un’occasione di sviluppo relazionale in famiglia&#8221;, tratto in data 04-03-2008 da <em><a href="http://www.opsonline.it/" target="_blank">Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi</a></em><br />
http://www.opsonline.it/index.php?m=show&amp;id=12163</p>
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		<title>E-mail, colpa dell’ego se in ufficio non ci si capisce</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 07:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci si separa con difficoltà dal proprio ego. Anche quando si scrive un’email. Così, quando digitiamo un messaggio e clicchiamo sul perentorio tasto “invia”, capita spesso di inviare anche una parte del nostro modo di &#8220;vedere le cose&#8221; e non tenere presente quello che il nostro destinatario potrà pensare. Con la conseguenza che il numero [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&blog=5376185&post=77&subd=albertoragno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Ci si separa con difficoltà dal proprio ego. Anche quando si scrive un’email. Così, quando digitiamo un messaggio e clicchiamo sul perentorio tasto “invia”, capita spesso di inviare anche una parte del nostro modo di &#8220;vedere le cose&#8221; e non tenere presente quello che il nostro destinatario potrà pensare. Con la conseguenza che il numero dei malintesi tra chi si scambia email non fa che crescere.Negli uffici le email sono il pane quotidiano, qualcosa di cui non possiamo più fare a meno. Eppure, come se avessero un piccolo difetto di fabbrica, sono proprio loro a fare crescere le incomprensioni tra colleghi, superiori e collaboratori. E questo è uno dei risultati di una recente ricerca “Egocentrism over email: can we comunicate as well as we think?” pubblicata sulla rivista specializzata Journal of personality and social psychology. Quel che più conta pare essere la ragione di questo “difetto” d’origine della posta elettronica.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-77"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Secondo Krueger e Epley, i due autori della ricerca, le email non sono solo prive di tutte quelle informazioni non testuali proprie delle comunicazioni verbali e visuali ma soprattutto favoriscono una specie di “esplosione dell’ego” che spinge chi le scrive a sopravvalutare la propria capacità di spiegarsi senza rendersi fino in fondo conto di tutte le possibili letture alternative della missiva elettronica che si sta per spedire.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche Ray Friedman, autore di numerosi studi sulle relazioni in azienda e sulla gestione dei conflitti (vedi sito), sostiene che la posta elettronica ha alcune qualità “esasperanti” che la rendono più adatta al contrasto di quanto non sia una comunicazione verbale diretta. Ad esempio è archiviabile e quindi permette a una persona di ricordare all&#8217;altro con estrema precisione tutto quello che detto. Inoltre, riduce la possibilità di porre riparo a quei piccoli disaccordi di cui ogni dialogo è pieno.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutti noi che scriviamo le email siamo come ingabbiati in una sorta di piccola cella chiamata “io”. Per spiegare il paradosso delle email, strumento di comunicazione d’incomprensioni inattese, i due rimandano a una ricerca effettuata qualche anno fa. Una ricercatrice statunitense aveva chiesto ad alcune persone di “tamburellare” il ritmo di una canzone famosa e aveva chiesto ai “tamburellatori” di stimare con quanta probabilità gli ascoltatori sarebbero stati in grado di indovinare il motivo. Secondo gli esecutori il 50% degli ascoltatori sarebbe stato in grado di indovinare la canzone. I risultati furono molto peggiori. Solo 3 su 100 riuscirono a cogliere il senso di quel ritmo. Chi tamburellava aveva nella testa tutto il &#8220;contorno&#8221; che agli ascoltatori mancava.</p>
<p style="text-align:justify;">Così per le email. Chi scrive ha in testa un “contorno” che chi riceve non ha e non può ricostruire. Krueger e Epley hanno così simulato cinque test per cercare di capire se chi scrive un’email è come un “tamburellatore di ritmi” con in testa un&#8217;orchestra di suoni non condivisibili. A chi scrive l’email è stato chiesto di scrivere sullo stesso argomento due email: la prima con un tono sarcastico e la seconda con un registro serio. Solo il 56 per cento di chi ha ricevuto l’email ha saputo distinguere il tono appropriato. Mentre chi spediva credeva che l’avrebbero compreso quasi tutti (vedi tabella). Quel che più conta è in questo caso che il test è stato ripetuto anche con la comunicazione verbale e la differenza tra la &#8220;comprensibilità attesa&#8221; e quella effettiva è stata di gran lunga inferiore.</p>
<p style="text-align:justify;">C’è una specie di incapacità a mettersi nei panni dell’altro tipica di noi umani che le email, ma anche le chat e l’instant messaging, sembrano acuire. La rapidità con cui è possibile inviare la comunicazione impedisce, o diminuisce, la propensione a immaginarsi scenari alternativi a quelli in cui si è relegati. Se infatti a chi spedisce un’email seria si chiede di leggerla in tono sarcastico allora la convinzione di essersi spiegati scema di molto (vedi tabella). L&#8217;eccesso di convizione scompare proprio in chi è stato chiesto di leggere ad alta voce l’email prima di spedirla usando un tono inconsistente con quello intenzionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche secondo Friedman la dilatazione del tempo di risposta può aiutare a prevenire l’escalation che rischia di portare alla rissa. Più tempo si ha per rispondere e tanto più lo si può fare con ponderatezza. Ma è vero anche, dice Friedman, che è pure possibile che il tempo in più venga utilizzato per rispondere con una precisione eccessiva. Alle volte ci si concentra su affermazioni provocatorie con effetti negativi sulla visione che si ha dell’altro, sul nostro atteggiamento empatico e, di conseguenza, sulla possibilità di risolvere il problema.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche quando si gioca a scacchi ognuno può prendersi il suo tempo, ma c’è un orologio e tutti hanno lo stesso tempo massimo, qui invece il fatto di prendersi troppo tempo può essere interpretato come una violazione alle norme di etichetta. Così a tutti quelli che non riesce di farsi capire con l’email non resta che prendere in mano una cornetta e provare a farsi una “novecentesca” chiacchierata pacificatrice via voce.</p>
<p>Fonte: <a href="http://lavoro.repubblica.it/">http://lavoro.repubblica.it</a></p>
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		<title>Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 15:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.
Proprio perché è un fenomeno nuovo, non vi è ancora una letteratura molto ricca sul tema.
Per il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&blog=5376185&post=73&subd=albertoragno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.<br />
Proprio perché è un fenomeno nuovo, non vi è ancora una letteratura molto ricca sul tema.<br />
Per il momento la dipendenza da internet viene confrontata rispetto alle conosciute forme di dipendenza (in special modo a quella relativa all’uso di sostanze ) in quanto simili sono i sintomi che portano alla sua diagnosi.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-73"></span>Questi sintomi possono essere riassunti in:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione</li>
<li>Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano internet</li>
<li>Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell&#8217;uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line</li>
<li>Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all&#8217;intenzione iniziale</li>
<li>Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l&#8217;uso di Internet</li>
<li>Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete</li>
<li>Continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Come nel caso della dipendenza da sostanze, si può notare la condizione di “tolleranza”, descritta nel punto 1, a causa della quale si ha una sorta di “assuefazione” all’uso di internet, ed il soggetto trascorre un tempo progressivamente sempre maggiore per poter ottenere soddisfazione,  sia la condizione di “astinenza”, descritta nel punto 3, che vede una serie di conseguenze a danno del fisico e della psiche in seguito alla sospensione dell’uso della rete da parte del soggetto.</p>
<p style="text-align:justify;">L’abuso di internet viene classificato dalla Young (psicologa, direttrice del Center for On-Line Addiction ed editorial board di CyberPsychology and Behavior) come una dipendenza di tipo comportamentale, come nel caso della dipendenza da gioco d’azzardo o la bulimia, in quanto la dipendenza non si sviluppa nei confronti di una sostanza bensì nei confronti di un comportamento. Ma persistono comunque delle differenze tra questa forma di dipendenza e le altre forme di dipendenza comportamentale indicate, per almeno due motivi:</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Comportamenti come il gioco d’azzardo o la bulimia sono identificati dalla società come comportamenti devianti, il passare del tempo in internet non suscita particolari preoccupazioni nell’immaginario collettivo;</li>
<li>Ad oggi praticamente tutti hanno un computer in casa o utilizzano internet quotidianamente, in ambiente domestico, o lavorativo: l’utilizzo di internet è una pratica che si sta diffondendo ad una velocità elevatissima e coprendo la maggior parte della popolazione.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">La IAD si delinea quindi come una nuova dipendenza che al momento manca di una rappresentazione sociale ben delineata e che può potenzialmente colpire una buona fetta della popolazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Le teorie comportamentiste spiegano la dipendenza in termini di rinforzi positivi: l’utilizzo di prolungato della sostanza/comportamento è facilitato dalla gratificazione che ne deriva. Tali teorie si sono dimostrate un punto di vista limitato per spiegare le forme di dipendenza tradizionali, e nel caso della dipendenza da internet, si mostrano ancor più scarsamente esplicative.</p>
<p style="text-align:justify;">Tale impostazione teorica può descrivere solo uno degli aspetti della IAD, cioè quello dell’utilizzo compulsivo della rete, che la Young ha spiegato tramite il modello chiamato ACE (Accessibility, Control, Excitement). Secondo questo modello, la facilità nel reperimento delle informazioni tramite la rete, l’illusione di controllo dato dal mezzo e l’eccitazione provata dalla vasta quantità di stimoli presenti nel web sarebbero alla base del disturbo ossessivo-compulsivo specifico della net-compulsion.</p>
<p style="text-align:justify;">Sicuramente riflettere sulle gratificazioni è un importante primo passo per indagare i motivi di tale meccanismo, ma non ci si può fermare alla semplice relazione fra Stimolo e Risposta. Anche il modello medico che tenta di spiegare la dipendenza in base ad una ereditarietà genetica non si può ritenere esaustivo, in quanto si assisterebbe ad una tendenza ereditaria che colpirebbe una percentuale troppo elevata della popolazione.</p>
<p style="text-align:justify;">È necessario quindi cercare di capire quali sono le peculiarità della navigazione in rete, cosa comportano per il soggetto, per riuscire a comprendere se ed in che modo può svilupparsi la dipendenza.<br />
Un punto di vista diverso rispetto a quello della Young viene offerto da Caretti (2001), che colloca la IAD nella categoria diagnostica “Trance dissociativa da videoterminale”. Secondo questo punto di vista, la dipendenza patologica da internet sarebbe la prima fase di un disturbo più grave caratterizzato dall’alternazione dello stato di coscienza, la depersonalizzazione e la perdita del senso abituale dell’identità personale.</p>
<p style="text-align:justify;">Uno studio condotto da Marzalin, D. e Moore, S. dell’università di Swinburne su 161 soggetti di età compresa fra i 18 e i 25 anni ha rilevato che per i soggetti di sesso maschile, alti livelli di ansia sociale e bassi livelli di sviluppo dell’identità personale sono associati ad un maggior uso di internet,  e tale uso si concentra sulle chat-room e i MUD (giochi di ruolo virtuali).</p>
<p style="text-align:justify;">Senza bisogno di adottare un punto di vista psicodinamico per ricercare le connessioni tra il ruolo di mediazione del mezzo tecnologico e la costruzione dell’identità personale, è possibile individuare quelli che costituiscono fattori di cambiamento dell’identità personale facilitati dall’utilizzo di internet. In letteratura vengono considerate tre dimensioni di base nel ruolo di internet nella costruzione dell’identità personale:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>L’anonimato rispetto alla possibilità di essere identificati;</li>
<li>La comunicazione sincrona ed asincrona;</li>
<li>Le informazioni prettamente visive e testuali sull’identità.</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda l’anonimato, questa condizione ha come conseguenza la caduta di quei vincoli dati dal contesto sociale reale, che dà al soggetto un’illusione di assoluta libertà: di fare, di dire, di essere qualsiasi cosa, senza ripercussioni nel sociale, con l’illusione che lo schermo possa proteggere dall’essere identificati come persone reali e che una volta spento il terminale il proprio “io virtuale” non abbia lasciato traccia.</p>
<p style="text-align:justify;">L’utilizzo della comunicazione sia sincrona che asincrona porta alla possibilità di esercitare un controllo sullo scambio comunicativo: da una parte, la comunicazione asincrona permette di “scegliere” il come, il quando ed il cosa rispondere, facendo diventare lo scambio comunicativo uno scambio totalmente cosciente e controllato dagli interlocutori.<br />
Dall’altra, l’assenza dell’aspetto non verbale, che nelle comunicazioni reali vis a vis costituisce la percentuale più grossa di informazioni disponibili sui soggetti, sul contesto e sulla stessa comunicazione viene a mancare, e viene sostituito dalll’utilizzo di emoticons, che oltre a corrispondere ad un range limitato e stereotipato di emozioni, sono sotto il controllo volontario del soggetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine, le informazioni sull’identità virtuale disponibili sono ridotte a dati di tipo testuale o visivo, in quanto il soggetto in internet viene rappresentato tramite un “avatar”: un semplice nickname nel caso delle chat, o un personaggio nel caso dei MUD. L’aspetto fisico viene immaginato tramite una descrizione a parole che può essere reale o fittizia, o tramite la costruzione di un personaggio. L’avatar può venire reinventato a piacimento, può venire affiancato da altri avatar, in un processo di frantumazione e sostituzione dell’identità personale che viene rimpiazzata da una o più identità virtuali costruite in base ai bisogni, ai desideri e alle aspettative del soggetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Il world wide web si offre così non solo come un immenso serbatoio di stimoli eccitanti, una sorta di “Las Vegas” virtuale piena di luci e divertimento, ma anche come un contenitore dai confini labili ed indefiniti che permette ai soggetti di cambiare le normali regole nelle interazioni umane, di sperimentare non solo nuove emozioni, ma nuovi se stessi, che più si confanno ai propri intenti.<br />
Non deve sorprendere quindi che la IAD si manifesti più frequentemente in concomitanza all’utilizzo di strumenti di interazione umana come la posta elettronica, le chat-rooms, la partecipazione in comunità virtuali quali forum, newsgroup o i MUD, rispetto al semplice accesso alla rete per ottenere informazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Concludendo, gli studi recenti sulla IAD, spesso concentrati sui sintomi e sull’individuazione delle possibili strategie terapeutiche per fronteggiare questo nuovo fenomeno, dovrebbero forse dedicare maggiore attenzione alle dinamiche che portano un soggetto a preferire gradualmente un mondo virtuale, in cui i cinque sensi vengono drasticamente ridotti all’unico senso visivo e sostituiti con esperienze sensoriali “immaginate”, perché totalmente prodotte dalla fantasia, al mondo reale.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo strumento tecnologico del computer, ormai elemento integrato nel vissuto quotidiano della maggior parte della popolazione benestante, oltre ad offrire risorse, a costituire un supporto che facilita, velocizza e semplifica il tradizionale agire umano, offre un contatto immediato con una realtà “altra”, una realtà che si “costruisce” totalmente nelle interazioni tra gli “io virtuali”, in cui le regole, i significati e la stessa identità vengono costantemente inventati e re-inventati dagli utenti. Se l’utilizzo di internet ed il suo conseguente possibile abuso, stanno aumentando con un ritmo incalzante, forse sarebbe interessante spostare il focus dalle caratteristiche individuali di personalità dell’internet-addicted a quei processi che investono la società e che stanno portando sempre un maggior numero di persone a preferire una realtà fatta di pixel alla realtà che li circonda.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8220;Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale&#8221;, tratto in data 18-03-2008 da <em><a href="http://www.opsonline.it/" target="_blank">Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi</a></em><br />
http://www.opsonline.it/index.php?m=show&amp;id=12439 </em></p>
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	</item>
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		<title>Minori, Video-Decalogo Per Un Corretto Uso Del Web</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 07:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet è come un bosco delle fiabe, meraviglioso, ricco di attrazioni, ma anche pieno d&#8217;insidie. Una metafora non lontana dalla realta&#8217; e dalla quale nasce l&#8217;idea di lanciare una vera e propria campagna per l&#8217;utilizzo sicuro del web, che utilizza il linguaggio dei bambini e sostenuta da Ubisoft. Una campagna ideata appositamente per la rete, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&blog=5376185&post=64&subd=albertoragno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Internet è come un bosco delle fiabe, meraviglioso, ricco di attrazioni, ma anche pieno d&#8217;insidie. Una metafora non lontana dalla realta&#8217; e dalla quale nasce l&#8217;idea di lanciare una vera e propria campagna per l&#8217;utilizzo sicuro del web, che utilizza il linguaggio dei bambini e sostenuta da Ubisoft. Una campagna ideata appositamente per la rete, realizzata con il contributo di esperti di vari settori (psicologi, pedagogisti, educatori, linguisti, mass mediologi, ecc) e che prende forma e vita grazie al primo video-decalogo per il corretto utilizzo della rete, rivolto non solo ai piu&#8217; piccoli ma anche a genitori e insegnanti.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-64"></span>Per la prima volta un videogioco diventa protagonista di una campagna di prevenzione contro i pericoli che possono nascere da Internet. Tutto cio&#8217; grazie all&#8217;impegno di Comunicazione Perbene, associazione no profit che si batte per l&#8217;etica della comunicazione nei confronti dei piu&#8217; piccoli, contro ogni forma di violenza, &#8221;rumore&#8221;, eccesso nei contenuti presenti su vecchi e nuovi media. Un&#8217;iniziativa che ha raccolto il sostegno di Ubisoft, colosso internazionale dell&#8217;entertainment interattivo, che ha deciso di supportare l&#8217;iniziativa mettendo a disposizione la propria esperienza nel settore dell&#8217;intrattenimento per ragazzi e bambini con la serie di videogiochi Giulia Passione e il nuovo sito internet dedicato.</p>
<p>&#8221;Internet rappresenta oggi un media con grandi opportunita&#8217;, &#8211; spiega Saro Trovato, Presidente dell&#8217;Associazione Comunicazione Perbene &#8211; ma anche con altrettanti grandi pericoli, soprattutto per le fasce piu&#8217; deboli. Bisogna agire con forza nell&#8217;educare al giusto approccio della navigazione in rete, da cio&#8217; l&#8217;idea di un video-decalogo rivolto non solo ai bambini ma anche e soprattutto a genitori e insegnanti&#8221;.</p>
<p>Il successo del gioco Giulia Passione ha generato una community sul sito ufficiale (www.giuliapassione.it) che vede l&#8217;adesione di migliaia di bambine. Il sito sara&#8217; quindi il primo luogo a proporre il video ai propri piccoli visitatori, e invitera&#8217; tutti le bambine a divulgare, grazie al passaparola della rete, il filmato a quanti piu&#8217; utenti possibili. Ad interpretare il ruolo di Giulia, che da virtuale si trasforma in reale, una giovanissima ragazza milanese, anch&#8217;essa di nome Giulia, che ha deciso di prestare il proprio volto per l&#8217;importante fine che la campagna si propone. &#8221;Noi abbiamo l&#8217;impegno di tutelare i nostri consumatori &#8211; afferma Alberto Coco, Direttore Marketing Ubisoft &#8211; e oggi sempre piu&#8217; appassionati di videogame si incontrano su Internet per condividere l&#8217;esperienza di ogni singolo videogame e dei loro eroi. Grazie a nuovi videogame come Giulia Passione, sono sempre di piu&#8217; i giovani utenti che arrivano nella nostra community e nasce l&#8217;esigenza di tutelarli avvertendoli, con un linguaggio adatto, dei pericoli che purtroppo possono trovarsi su Internet. Da qui la nostra decisione di sostenere Comunicazione Perbene per una campagna che puo&#8217; aiutare a fare una grande opera di prevenzione&#8221;.</p>
<p>Il video-decalogo realizzato da Ubisoft e Comunicazione Perbene si propone di parlare direttamente ai piu&#8217; piccoli in un linguaggio metaforico mutuato dalle fiabe e dai racconti per bambini. Lo scopo e&#8217; di proporre un decalogo quanto piu&#8217; comprensibile a quanti vogliono recepirne il significato e i suggerimenti. Guidati dalla voce di Giulia, saranno fortissimi i richiami alle principali e piu&#8217; conosciute fiabe che vanno da Cenerentola a Biancaneve fino ad Hansel e Gretel.</p>
<p>1) Internet e&#8217; come un bosco fatato in cui ci sono i fiori e l&#8217;arcobaleno ma ci possono essere anche dei pericoli come il lupo e la strega cattiva. Se vedi qualcosa di strano, parlane subito con mamma o papa&#8217;.</p>
<p>2) In internet puoi trovare musica, giochi e filmati bellissimi. Alcuni di questi, pero&#8217;, possono essere come la mela di Biancaneve e avvelenare il tuo computer con dei virus. Fai attenzione a quello che scarichi da internet perche&#8217; potrebbe rovinare il tuo pc.</p>
<p>3) Su internet ci sono dei siti che somigliano al Gatto e la Volpe. Non fare l&#8217;errore di Pinocchio. Fai attenzione a quanti ti propongono l&#8217;albero dalle monete d&#8217;oro, potresti finire per perdere i tuoi soldini. Se vuoi &#8216;&#8217;scaricare&#8221; qualcosa verifica sempre con mamma o papa&#8217;.</p>
<p>4) Ci sono alcuni posti dove e&#8217; meglio non andare. Non fare come Hansel e Gretel che per entrare nella casa di zucchero finirono nel pentolone della strega. In internet ci sono posti non adatti alla tua eta&#8217;. Se vedi la scritta vietato ai minori di 18 anni non entrare.</p>
<p>5) Internet e&#8217; immenso e misterioso come l&#8217;oceano: ci sono cose belle come le conchiglie, ma anche cose brutte come i pirati, per questo devi fare attenzione quando parli o conosci qualcuno in chat. Se qualcuno ti chiede di incontrarlo dillo a mamma e papa&#8217;. Dall&#8217;altra parte del monitor puo&#8217; esserci qualcuno che fa solo finta di essere tuo amico.</p>
<p>6) Su internet evita di raccontare i tuoi segreti agli sconosciuti. Ricordati di Cappuccetto Rosso e del lupo cattivo. Ecco perche&#8217; e&#8217; meglio non dare agli sconosciuti informazioni su di te e la tua famiglia, non lasciare il tuo indirizzo o il tuo numero di telefono.</p>
<p>7) Evita di mettere in internet la tua foto o altre informazioni personali. La rete e&#8217; come lo specchio magico della strega di Biancaneve e qualcuno lo puo&#8217; usare per fare finta di essere te.</p>
<p> <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Internet e&#8217; come il paese delle meraviglie di Alice: per entrare in questo mondo fantastico ci sono password, codici e altri numeri che non devi rivelare a nessuno, devono essere il tuo piccolo segreto. Questo lo puoi condividere solo con mamma e papa&#8217;.</p>
<p>9) A volte con internet e il computer i grandi sono dei veri pasticcioni, pero&#8217; su certe cose sono piu&#8217; esperti di noi. Potresti fare un gioco: tu insegni a mamma e papa&#8217; a usare internet e accetta i loro consigli anche se sono un po&#8217; brontoloni.</p>
<p>10) Internet e&#8217; proprio bello. &#8221;Navigare in rete&#8221; e&#8217; come essere su un galeone magico! Lo puoi usare per divertirti, per giocare, ma anche per studiare. Pero&#8217; non devi passarci troppo tempo: nella vita ci sono tante altre cose belle da fare.</p>
<p style="text-align:justify;">articolo tratto da http://www.opsonline.it/psicologia-16348-Minori-Video-Decalogo-Per-Un-Corretto-Uso-Del-Web.html</p>
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		<title>Giovani medici insicuri senza tecnologie</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 11:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[I medici che ricevono la loro istruzione e si specializzano in un ambiente dotato di tecnologie informatiche si sentono svantaggiati, meno efficienti e meno pronti a lavorare in un ambiente privo di tali mezzi. È quanto emerge da uno studio realizzato presso il Vanderbilt University Medical Center e pubblicato su Academic Medicine, la rivista dell’Association [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&blog=5376185&post=62&subd=albertoragno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">I medici che ricevono la loro istruzione e si specializzano in un ambiente dotato di tecnologie informatiche si sentono svantaggiati, meno efficienti e meno pronti a lavorare in un ambiente privo di tali mezzi. È quanto emerge da uno studio realizzato presso il Vanderbilt University Medical Center e pubblicato su Academic Medicine, la rivista dell’Association of American Medical Colleges.</p>
<p><span id="more-62"></span>Lo studio ha coinvolto 328 laureati presso il Vanderbilt, l’80 per cento dei quali trasferitosi in un centro dotato di inferiori tecnologie di informatizzazione sanitaria come i sistemi di inserimento computerizzato delle prescrizioni mediche (Computerized Physician Order Entry – CPOE), le cartelle cliniche elettroniche (Electronic Medical Records – EMR) e i sistemi di rapporto dei risultati degli esami. I medici trasferiti hanno riportato di essersi sentiti meno capaci di esercitare con sicurezza per il paziente, di condividere e comunicare informazioni, di lavorare efficacemente all’interno del sistema locale. Gli intervistati hanno dichiarato di essersi sentiti svantaggiati rispetto ai residenti e di ritenere questi sistemi molto utili per il miglioramento della sicurezza dei pazienti e delle cure.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Questi risultati supportano una maggiore adozione delle tecnologie informatiche e sottolineano la necessità di un’educazione formale sistema-specifico per i nuovi medici, per le facoltà e per i membri delle staff che cambiano sistema&#8221;, commenta Kevin Johnson, autore dello studio. Forse i dati mostrano anche come un eccessivo affidamento ad agenti esterni contribuisca a creare medici poco fiduciosi nelle proprie capacità, poco elastici o adattabili a contesti nuovi e diversi ed alle emergenze.</p>
<p>Quindi, oltre che dotare sempre più le strutture sanitarie di strumenti informatici utili e insegnare a tutti gli operatori sanitari ad utilizzarli, potrebbe anche essere di aiuto formare professionisti in grado di farne a meno all’occorrenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Tratto da http://www.pensiero.it</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte<br />
Johnson K, Davin C et al.Performing without a net: transitioning away from a health information technology-rich training environment. Academic Medicine 2008; 83(12):1179-1186.</p>
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