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	<title>Psicologia, Comunicazione &#38; Nuove Tecnologie</title>
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	<description>A volte per fare una passo in avanti, è necessario farne tre indietro</description>
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		<title>Apologia della mamma… ma le cattive madri non finiscono mai?!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 20:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[prima parte di Laura Lucchi, seconda parte di Alberto Ragno “La mamma”, la tanto idealizzata e romantica figura che ci ha accompagnato nei secoli nella nostra cultura, nella nostra vita, la centrale figura di riferimento per –quasi &#8211; ogni persona, &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2010/01/07/apologia-della-mamma%e2%80%a6-ma-le-cattive-madri-non-finiscono-mai/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=123&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">prima parte di Laura Lucchi, seconda parte di Alberto Ragno</p>
<p style="text-align:justify;">“La mamma”, la tanto idealizzata e romantica figura che ci ha accompagnato nei secoli nella nostra cultura, nella nostra vita, la centrale figura di riferimento per –quasi &#8211; ogni persona, l’oggetto di studio di schiere di psicologi, sociologi e antropologi, specialmente negli ultimi quarant’anni, non è più!</p>
<p style="text-align:justify;">Prendiamone atto una buona volta e facciamola finita con le idealizzazioni, sarà bene per tutti, madri comprese.</p>
<p style="text-align:justify;">Badate non mi riferisco alle madri manager che si districano fra consigli di amministrazione, baby-sitter e sensi di colpa, non alludo a impiegate e lavoratrici di ogni categoria che hanno già scontato il debito Karma con due o tre prossime vite, avendole vissute in contemporanea in questa; a quelle che riescono a mandare avanti attività in proprio facendo lo slalom fra gli impegni di tutta la famiglia e, un po’ nevrotiche, riescono ad accontentare tutti fatta eccezione per sé.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-123"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Queste sono le madri di oggi, quelle a cui andrebbe data la medaglia al valore, quelle che non si chiedono se ne vale la pena, anche se il figlio adolescente le manda a quel paese perché “vuol farsi valere ed affermare la sua autonomia”. (prrrrrr – suono onomatopeico).</p>
<p style="text-align:justify;">Alludo a quella categoria di madri che sono diventate tali per uso e costume, perché così vuole la società, perché tutti ti chiedono &lt;quando lo fate un figlio?&gt;, o perché &lt;così faccio felice i nonni &gt;, o addirittura perché fa “chic”!</p>
<p style="text-align:justify;">Questa categoria di “signore” c’è sempre stata : di poca intelligenza ed autonomia dotata e tanto meno di altruismo. Considera il/la figlio/a alla stregua di un accessorio da esibire in società, un trofeo o un orpello della sua “beltà” e bravura.</p>
<p style="text-align:justify;">Si tratta di generazioni di donne viziate all’origine, a cui tutto è stato concesso con facilità, o meglio, niente è stato mai loro negato, non hanno neanche idea che esista un concetto di meritocrazia, tutto gira intorno a loro.</p>
<p style="text-align:justify;">A dirla con Kohut, personalità di tipo narcisistico, che  hanno un disturbo del senso di sé, un’autostima eccessivamente vulnerabile, un bisogno di ammirazione da parte degli altri e una mancanza di empatia rispetto ai sentimenti e bisogni altrui.</p>
<p style="text-align:justify;">Questa donna tende a sentire, in misura esagerata, di avere diritto ad avere delle cose  degli altri, di meritare l’altrui ammirazione, e l’altrui amore (?), di essere speciale e unica.</p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo negli ultimo venti/trenta anni, alla faccia degli psicologi dell’ Infant Research, questa popolazione è seriamente incrementata, figlia di una generazione che in nome di un pseudo – liberismo ha cresciuto i figli all’insegna del “lassez faire”. La cosa non avrebbe gravi conseguenze se tali signore non procreassero, ma procreano, procreano, e lo fanno, appunto, in nome di fatui scopi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora mi chiedo, che ne è dell’integrità psicologica della prole di cotanta progenie? E’ vero, ci sono tanti bambini più sfortunati, in Africa, in Asia, abbandonati negli orfanotrofi, ci sono casi ovviamente più dolorosi, ma sono sotto gli occhi di tutti!</p>
<p style="text-align:justify;">Questi sono casi reconditi, sono occulti, sono magari agli occhi della nostra società addirittura casi felici: bei vestiti, belle vacanze, belle auto…. Gusci vuoti!!!</p>
<p style="text-align:justify;">Sono piccoli che non hanno potuto sviluppare una comunicazione di amore bi univoca, che non hanno saputo rispecchiarsi in uno sguardo accogliente, disinteressato e appagato incondizionatamente della loro esistenza.</p>
<p style="text-align:justify;">I ricercatori di ultima generazione, non psicologi infantili ma la schiera appartenente alle neuro scienze, coloro che esaminano il  funzionamento biologico della mente, hanno riscontrato che, come sempre accade in natura, c’è un tempo per tutto : quando si è piccolissimi, fino ai tre anni hai infinite capacità di apprendimento, che però, una volta attivate o non attivate, quelle restano.</p>
<p style="text-align:justify;">Un po’ come le orme sulla neve fresca, ci passi una volta e più o meno passeranno tutti dal quel primo sentiero, così fanno i nostri neuroni.</p>
<p style="text-align:justify;">Per cui se nei primi tre anni non attivi pensieri di relazione positiva, hai perso la tua “finestra di opportunità” (Tronick).</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma questi prossimi adulti sono figure sterili, disinteressati alle relazioni, non hanno idea di cosa sia l’amore vero, sono cinici e materialisti per lo meno .. e sono sempre di più : bella società civile che ci attende per il futuro.</p>
<p style="text-align:justify;">Che fare allora??</p>
<p style="text-align:justify;">Beh io qualche idea ce l’avrei, non la propongo perché un tantino radicale, consiglierei comunque a tutte le donne di farsi un esame di coscienza prima di mettere al mondo un figlio : sono davvero interessata a rinnegare una parte di me e donarla ad un’altro??</p>
<p style="text-align:justify;">Laura Lucchi</p>
<p style="text-align:justify;">-</p>
<p style="text-align:justify;">..Una figura che dovrebbe rappresentare un solido riferimento nei primi anni ma che in realtà non ne è all’altezza. Il bisogno di ricercare e mantenere la vicinanza con una figura specifica, è una caratteristica a base genetica propria non solo della specie umana. Il bambino nasce provvisto di un insieme di comportamenti “di base” predeterminati geneticamente (sorridere, aggrapparsi, ricercare con lo sguardo, piangere) che hanno funzione di stimolare l’adulto a prendersi cura di lui.</p>
<p style="text-align:justify;">Esiste infatti, come accennato in precedenza dalla collega Laura, un periodo sensibile perché il legame si sviluppi; il primo anno di vita fondamentale per lo sviluppo dell’imprinting.</p>
<p style="text-align:justify;">Tralasciando in questa sede le varie tipologie di attaccamento e le loro caratteristiche mi preme invece sottolineare come nello sviluppo della propria personalità adulta il bambino risenta inevitabilmente dell’esperienza fatta insieme al caregeiver nei primi anni di vita; i modelli operativi interni sviluppatisi raccolgono le tracce dell’esperienza soggettiva interiorizzandosi, portando così il soggetto ad acquisire un certo tipo di considerazione nei confronti degli altri e  di se stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">La capacità di riconoscere le emozioni, contestualizzarle ed essere in grado di comprenderne la relazione con gli eventi ambientali, si evolve grazie alla mediazione del rispecchiamento relazionale con il caregeiver. La mancanza di una base sicura rende più vulnerabili e ipersensibili alle eseperienze relazionali difficili, come separazioni e distacchi evidenziando in questo modo gli aspetti tipici della personalità di tipo borderline.</p>
<p style="text-align:justify;">Alberto Ragno</p>
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		<title>Nel mezzo del cammin&#8230;.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 14:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico con piacere un articolo di Laura, una mia compagna di studi. Questo mio è dedicato a tutte le donne che giunte &#8220;nel mezzo del cammin di propria vita, si risveglian in una selva oscura&#8221;, e si chiedono ::&#60;mo&#8217; qui &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/12/29/nel-mezzo-del-cammin/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=119&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico con piacere un articolo di Laura, una mia compagna di studi.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo mio è dedicato a tutte le donne che giunte &#8220;nel mezzo del cammin di propria vita, si risveglian in una selva oscura&#8221;, e si chiedono ::&lt;mo&#8217; qui che ci faccio?&gt;. Si sono magari sposate con il ragazzo più trendy dell&#8217;Università, che nel giro di qualche anno si è trasformato da Principe in un Ranocchio un pò bolso e pantofolaio che si appisola e russa al televisore troppo stanco, lui, anche per far quattro chiacchiere&#8230; figuriamoci il resto! Hanno magari rinunciato a promettenti carriere, per il richiamo di una maternità indotta da convenzioni sociali e in men che non si dica, alla faccia dell&#8217;istinto materno- lo abbiamo avuto davvero o ce l&#8217;hanno fatto credere ? &#8211; si sono ritrovate coperte di pannolini, sonaglini, pappine e pediatri, si sono trasformate in autiste forsennate che corrono tra orari e traffici cittadini per portare i bambini a lezione di questo o di quello, a ripetizione di questo o di quello, al corso di <span id="more-119"></span>nuoto o alla partita di calcio.   I quarant&#8217;anni, si sa, per lo meno per chi ha il tempo ogni tanto di pensare &#8211; fra lavoro, casa e prole &#8211; è periodo di bilanci : fai il bilancio sulla tua estetica che si sta afflosciando malamente, fai il bilancio sul tuo lui &#8211; sei sicura che non te l&#8217;hanno scambiato?- sul tuo matrimonio &#8211; davvero è la tomba dell&#8217;amore!- sui parenti &#8211; serpenti! &#8211; e finalmente fai il bilancio &#8211; se ancora hai energia per cogitare- sulle cose che avresti voluto fare e non hai fatto,che avresti voluto avere e non hai, soprattutto su quello che avresti voluto essere &#8230; e non sei! SVEGLIA BAMBOLINA&#8230; E&#8217; SOLO COLPA TUA!!! Sei tu che hai voluto credere che facendo la brava bambina e sposando quel bel ragazzo li sarebbe stato tutto più bello: avresti fatto bella figura con le amiche, la mamma e papà erano contenti, il bel matrimonio&#8230; il viaggio di nozze ai  Caraibi &#8230; Vabbè il lavoro se vuoi lo ritrovi sempre&#8230; e poi vuoi mettere la gioia di un pargoletto fra le braccia ?!E così sono passati gli anni alla velocità della luce, Einstein l&#8217;aveva proprio  azzeccata la Teoria della Relatività, i bimbi li hai cresciuti tu, lui deve lavorare, con le maestre ci sei andata a parlare tu, chissenefrega se hai dovuto prendere il part- time, i figli son &#8220;piezze &#8216; core&#8221;. La carriera &#8211; tua- s&#8217;è fottuta, la linea&#8230; anche, le rughe incipienti avanzano e il tuo cervello è stordito dalla televisione e da quei rincitrulli persone di Talk. Show- ma possibile che l&#8217;apogeo dei tuoi interessi sia diventato che vince a , tu che parlavi di Kant e dei Positivisti, tu che avevi otto a greco, tu che eri rappresentante di Istituto e militavi in politica?- già, te lo chiedi vero? tu, sola soletta nel silenzio della tua cameretta! No non lo dici a mammà, se no ti chiede se ti sei impazzita, che idee ti vengono alla tua età! E&#8217; GIUSTO, FATTELE VENIRE! Hai puntato su &#8220;Sè&#8221;, non sull&#8217;&#8221;Io&#8221; come direbbero gli studiosi di psicologia sociale.  Scrollati di dosso la muffa : adesso o mai più, ragazza, lo stordimento avanza, l&#8217;Alzheimer viene se ti arrendi, comincia a far funzionare di nuovo il neo-cortex : volevi aprire un negozio di dischi? fallo&#8230; è facile, vai alla Camera di Commercio, ti informi su finanziamenti e sovvenzioni all&#8217;universo donna e parti, volevi laurearti e non hai potuto? Facile ti iscrivi alle università telematiche e stacchi due giorni per dare gli esami. Non preoccuparti, sopravvivono in famiglia senza di te, anzi &#8230; sono pure contenti. Volevi ballare? Iscriviti a un corso qualsiasi, tu da sola, senza amiche e senza lui, danza classica, Hip- pop, caraibica, che ti importa dell&#8217;età, oltretutto ti fa bene il movimento! Volevi far carriera? bene invia il tuo curriculum, fallo ora, c&#8217;è sempre qualcuno che ha bisogno di gente in gamba e tu lo sei, la prima a crederci devi essere tu. Una sola raccomandazione: NON DARE RETTA A NESSUNO!!!! Ascolta quella vocina che ti urla nell&#8217;amigdala già da tanto tempo, hai presente l&#8217;angioletto bianco che parla nei cartoni animati ? Ecco! non quella!  Sii un pò diabolica, è così divertente &#8211; a confessarti sei sempre in tempo in punto di morte &#8211; sii un pò più bastarda, proprio dal dentro e gratuitamente, vedrai che fascino avrai, con tutto il rispetto è una dote che non appartiene al clero – a parte Padre Ralph &#8211; non dare retta a nessuna, dico nessuna &#8220;AMICA&#8221; &#8211; sono sempre interessate &#8230; a che tu vada peggio di loro.  Se proprio hai bisogno di qualche consiglio&#8230; scrivi a me.. non ti conosco!!!</p>
<p>L&#8217;amica del professor Vigo</p>
<p>Laura Lucchi</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/albertoragno.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/albertoragno.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/albertoragno.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/albertoragno.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/albertoragno.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/albertoragno.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/albertoragno.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/albertoragno.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/albertoragno.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/albertoragno.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/albertoragno.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/albertoragno.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/albertoragno.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/albertoragno.wordpress.com/119/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=119&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nuove dipendenze</title>
		<link>http://albertoragno.wordpress.com/2009/12/21/nuove-dipendenze/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 07:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il termine “nuove dipendenze” ci si riferisce in modo indicativo a tutti quei fenomeni nuovi in cui non più solo sostanze chimiche ma anche, ad esempio, le nuove tecnologie sono utilizzate per modificare e stravolgere i propri livelli percettivi &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/12/21/nuove-dipendenze/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=114&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Con il termine “nuove dipendenze” ci si riferisce in modo indicativo a tutti quei fenomeni nuovi in cui non più solo sostanze chimiche ma anche, ad esempio, le nuove tecnologie sono utilizzate per modificare e stravolgere i propri livelli percettivi e lo stato della propria coscienza. E’ possibile considerare la dipendenza come una sindrome caratterizzata da segni e sintomi caratteristici <span style="text-decoration:underline;">che si manifestano in soggetti che presentano un livello di vulnerabilità determinato da fattori biologici e psicosociali comuni.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;"><span id="more-114"></span><br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;">La dipendenza investe l’individuo a vari livelli: a livello comportamentale si manifesta nella ricerca di una sostanza oppure nella reiterazione di un certo comportamento mentre a livello psicologico il soggetto è assorbito completamente dall’oggetto della propria dipendenza perdendo così ogni riferimento affettivo, lavorativo e relazionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Tra i diversi fenomeni inquadrabili come nuove dipendenze, ha riscosso una certa attenzione da parte della comunità scientifica un disturbo da abuso della rete telematica: l&#8217;Internet Addiction Disorder (IAD) o Pathological Computer Use (PCU), proposto da Goldberg (1996)</p>
<p style="text-align:justify;">Alonso-Fernandez (1999) classifica le dipendenze in <span style="text-decoration:underline;">dipendenze sociali</span> e <span style="text-decoration:underline;">dipendenze antisociali</span>. Le prime sono costituite da droghe legali ( tabacco, alcool, farmaci, ecc. ) e da attività socialmente accettate come mangiare, lavorare, fare acquisti, guardare la tv, giocare, ecc. . La seconda categoria, considera invece le dispendenze da droghe ed attività illegali ( rubare, stuprare, ecc. ). L’autore sostiene che nella prima categoria, le nuove forme di dipendenza senza droga sono agevolate dall’innovazione tecnologica e dalla nuova civiltà che, <span style="text-decoration:underline;">da una parte genera stress, vuoto e noia, e dall’altra stimola  la tendenza all’immediata gratificazione, fornendo sempre gli strumenti appropriati</span>. E’ possibile infatti che l’avanzare del progresso tecnologico abbia modificato, non solo le abitudini delle persone, ma anche il loro modo di esprimersi in situazioni patologiche. Per esempio Internet  può essere semplicemente uno strumento di lavoro, di svago, di socializzazione, ma può anche assumere il valore di un mondo parallelo o alternativo a quello reale, nel quale il soggetto può sperimentare nuove  forme di comunicazione o relazione, che spesso amplificano disagi personali. E’ facile comprendere come una realtà così complessa possa diventare l’oggetto di una dipendenza attraverso la quale celare le problematiche più profonde e silenziose.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/albertoragno.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/albertoragno.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/albertoragno.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/albertoragno.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/albertoragno.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/albertoragno.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/albertoragno.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/albertoragno.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/albertoragno.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/albertoragno.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/albertoragno.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/albertoragno.wordpress.com/114/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/albertoragno.wordpress.com/114/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/albertoragno.wordpress.com/114/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=114&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L’avvicendamento dei turni nella comunicazione</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 16:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[conversazioni]]></category>
		<category><![CDATA[differenze culturali]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia si tollerano maggiormente le sovrapposizioni nelle conversazioni che quotidianamente ci ritroviamo a svolgere con altre persone; sono per noi segno di interesse e spontaneità del nostro interlocutore mentre in altre realtà vengono considerate sgradevoli e poco educate. Un &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/06/03/l%e2%80%99avvicendamento-dei-turni-nella-comunicazione/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=109&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">In Italia si tollerano maggiormente le sovrapposizioni nelle conversazioni che quotidianamente ci ritroviamo a svolgere con altre persone; sono per noi segno di interesse e spontaneità del nostro interlocutore mentre in altre realtà vengono considerate sgradevoli e poco educate.<br />
Un gruppo di ricercatori già nel 1981 ha descritto un malinteso interculturale dovuto alla diversa durata dell’intervallo tra un turno e l’altro in una conversazione. Infatti gli Indiani Athapaskan del Canada e i Canadesi bianchi cercano di evitare conversazioni tra loro. Gli Indiani, per abitudine, hanno pause più lunghe durante la conversazione. Un Indiano quindi, quando l’interlocutore bianco ha finito il suo discorso, prima di prendere la parola fà passare più tempo di quanto l’interlocutore si aspetti.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-109"></span>Il bianco, vedendo che l’Indiano non parla, riprende a parlare per non far cadere la conversazione, mentre l’Indiano per non interrrompere rinuncia a intervenire.<br />
Il risultato è che gi Indiani Athapaskan pensano che i bianchi parlino troppo mentre i Canadesi bianchi credono che gli Athapaskan siano persone chiuse e che non amino la conversazione.<br />
Quante volte vi è capitato di incontrare persone che non vi danno il tempo di riflettere sulla risposta dovuta oppure in caso contrario, persone che vi sembra non abbiano niente da dire ?<br />
Le regole di conversazione tendono a essere universali, questo però non significa che vengano interpretate sempre allo stesso modo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/albertoragno.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/albertoragno.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/albertoragno.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/albertoragno.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/albertoragno.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/albertoragno.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/albertoragno.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/albertoragno.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/albertoragno.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/albertoragno.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/albertoragno.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/albertoragno.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/albertoragno.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/albertoragno.wordpress.com/109/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=109&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La pragmatica della comuncazione della scuola di Palo Alto</title>
		<link>http://albertoragno.wordpress.com/2009/06/02/la-pragmatica-della-comuncazione-della-scuola-di-palo-alto/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 19:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[assiomi]]></category>
		<category><![CDATA[Watzlawick]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando le persone comunicano, oltre che scambiarsi informazioni, danno vita a un&#8217;interpretazione sociale, cioè compiono una sequenza di azioni concatenate, di mosse attraverso le quali si influenzano reciprocamente. La comunicazione interpersonale, se vista come interazione, è un processo in cui &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/06/02/la-pragmatica-della-comuncazione-della-scuola-di-palo-alto/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=99&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Quando le persone comunicano, oltre che scambiarsi informazioni, danno vita a un&#8217;interpretazione sociale, cioè compiono una sequenza di azioni concatenate, di mosse attraverso le quali si influenzano reciprocamente. La comunicazione interpersonale, se vista come interazione, è un processo in cui da uno stato iniziale si arriva ad uno stato finale attraverso vicende intermedie.</p>
<p style="text-align:justify;">Negli anni Sessanta e Settanta l&#8217;idea che la comunicazione interpersonale sia interazione si è fatta strada grazie a contributi maturati in diverse aree.</p>
<p style="text-align:justify;">Un gruppo di ricercatori ( Watzlawick, Helmick-Beavin, Jackson, 1967 ) ha tentato di elaborare una teoria generale dell’interazione nella comunicazione interpersonale, basata su cinque assiomi, cinque affermazioni fondamentali su come si svolge l’interazione.  Nella “Pragmatica della Comunicazione Umana” sono enunciati i cosiddetti assiomi della comunicazione che, dalla pubblicazione del testo (1967), hanno modificato in modo radicale ed irreversibile il percorso della psicologia contemporanea.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-99"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Primo assioma<br />
<strong><em>Non si può non comunicare</em></strong><br />
Se si parte dal presupposto che ogni comportamento è comunicazione, ne consegue che, per quanto ci si sforzi, in presenza di altre persone non si può fare a meno di comunicare.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo assioma<br />
<em><strong>Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione.</strong></em><br />
Ogni comunicazione trasmette un’informazione, una notizia, mentre a un altro livello, metacomunicativo, di comunicazione sulla comunicazione, impartisce un comando su come intendere quell’informazione e il rapporto tra il mittente e il ricevente. L’aspetto di notizia di un messaggio trasmette informazione ed è quindi sinonimo nella comunicazione umana del contenuto del messaggio. L’aspetto di comando si riferisce invece alla relazione tra i comunicanti. Quindi, ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classiﬁca il primo ed è quindi metacomunicazione. Watzlawick utilizza l’analogia del calcolatore: per operare, la macchina ha bisogno non solo di dati (informazione), ma anche di dati sui dati, ovvero di codice che dica alla macchina come trattare i dati (metainformazione). Portando l’analogia nel mondo della comunicazione umana, possiamo identiﬁcare l’aspetto di notizia del messaggio come comunicazione, e l’aspetto di comando come metacomunicazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Terzo assioma<br />
<strong><em>La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.</em></strong><br />
Le interazioni sono serie oscillanti, nelle quali generalmente è arbitrario stabilire un inizio e ricostruire una sequenza. Molti conflitti nascono da una differente segmentazione dell’interazione. Ogni parlante interpreta lo scambio in modo tale da vedere il proprio comportamento come causato dal comportamento dell’altro, e mai come causa della reazione dell’altro, e viceversa: in breve, ogni parlante accusa l’altro di essere la causa del proprio comportamento. Ad esempio, un marito che si chiude in se stesso e una moglie che brontola possono accusarsi reciprocamente del disagio di coppia, perchè il marito dice “mi chiudo perchè brontoli” e la moglie “brontolo perchè ti chiudi”.</p>
<p style="text-align:justify;">Quarto assioma<br />
<strong><em>Comunicazione numerica e analogica</em></strong><br />
Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Il linguaggio numerico ha una sitassi logica assai complessa e di estrema efficacia ma manca di una semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha la semantica ma non ha alcuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni. Cos’è allora la comunicazione analogica? Praticamente è ogni comunicazione non verbale (intesa nel senso esteso proprio di Watzlawick, che quindi include posizioni del corpo, gesti, espressioni del viso, inﬂessioni della voce, sequenza e ritmo delle parole, il contesto in cui avviene la comunicazione). L’uomo è l’unico essere vivente ad usare sia il modulo analogico che quello numerico per comunicare con i suoi simili. Gli animali, quando parliamo loro, non capiscono il signiﬁcato delle nostre frasi, ma al contrario capiscono benissimo la ricchezza analogica con cui comunichiamo loro queste frasi.</p>
<p style="text-align:justify;">
Quinto assioma<br />
<em><strong>Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’eguaglianza o sulla differenza.</strong></em><br />
Nell’interazione simmetrica i partner tendono a fare le stesse cose ( es. aggressione/aggressione, gentilezza/gentilezza) nel tentativo di minimizzare le differenze, mentre nell’interazione complementare un partner assume la posizione dominante e l’altro la posizione sottomessa. In quest’ultimo caso, un partner assume una posizione primaria, detta one-up, superiore; mentre l’altro partner completa per così dire la conﬁgurazione assumendo una posizione one-down, ovvero inferiore. Non dobbiamo tuttavia attribuire giudizi di valore come “buono” e “cattivo” o “forte” e “debole” alla precedente distinzione: l’assunzione di una posizione o l’altra potrebbe essere determinata semplicemente da contesti culturali o sociali (es. madre/ﬁglio, medico/paziente, insegnante/allievo).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/albertoragno.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/albertoragno.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/albertoragno.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/albertoragno.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/albertoragno.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/albertoragno.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/albertoragno.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/albertoragno.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/albertoragno.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/albertoragno.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/albertoragno.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/albertoragno.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/albertoragno.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/albertoragno.wordpress.com/99/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=99&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale</title>
		<link>http://albertoragno.wordpress.com/2009/05/24/internet-addiction-disorder-ed-il-legame-tra-la-rete-e-l%e2%80%99identita-personale-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 13:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano. Proprio &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/05/24/internet-addiction-disorder-ed-il-legame-tra-la-rete-e-l%e2%80%99identita-personale-2/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=95&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img src="///Users/imac/Library/Caches/TemporaryItems/moz-screenshot-1.jpg" alt="" />La dipendenza da internet è una forma di dipendenza emergente negli ultimi anni nei paesi industrializzati che si sta aprendo la strada con una velocità crescente in seguito al massiccio incremento nell’uso delle nuove tecnologie nell’agire quotidiano dell’essere umano.</p>
<p>Proprio perché è un fenomeno nuovo, non vi è ancora una letteratura molto ricca sul tema.</p>
<p>Per il momento la dipendenza da internet viene confrontata rispetto alle conosciute forme di dipendenza (in special modo a quella relativa all’uso di sostanze ) in quanto simili sono i sintomi che portano alla sua diagnosi.</p>
<p><span id="more-95"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Questi sintomi possono essere riassunti in:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione</li>
<li>Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano internet</li>
<li>Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell&#8217;uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line</li>
<li>Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all&#8217;intenzione iniziale</li>
<li>Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l&#8217;uso di Internet</li>
<li>Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete</li>
<li>Continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Come nel caso della dipendenza da sostanze, si può notare la condizione di “tolleranza”, descritta nel punto 1, a causa della quale si ha una sorta di “assuefazione” all’uso di internet, ed il soggetto trascorre un tempo progressivamente sempre maggiore per poter ottenere soddisfazione,  sia la condizione di “astinenza”, descritta nel punto 3, che vede una serie di conseguenze a danno del fisico e della psiche in seguito alla sospensione dell’uso della rete da parte del soggetto.</p>
<p style="text-align:justify;">L’abuso di internet viene classificato dalla Young (psicologa, direttrice del Center for On-Line Addiction ed editorial board di CyberPsychology and Behavior) come una dipendenza di tipo comportamentale, come nel caso della dipendenza da gioco d’azzardo o la bulimia, in quanto la dipendenza non si sviluppa nei confronti di una sostanza bensì nei confronti di un comportamento. Ma persistono comunque delle differenze tra questa forma di dipendenza e le altre forme di dipendenza comportamentale indicate, per almeno due motivi:</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Comportamenti come il gioco d’azzardo o la bulimia sono identificati dalla società come comportamenti devianti, il passare del tempo in internet non suscita particolari preoccupazioni nell’immaginario collettivo;</li>
<li>Ad oggi praticamente tutti hanno un computer in casa o utilizzano internet quotidianamente, in ambiente domestico, o lavorativo: l’utilizzo di internet è una pratica che si sta diffondendo ad una velocità elevatissima e coprendo la maggior parte della popolazione.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">La IAD si delinea quindi come una nuova dipendenza che al momento manca di una rappresentazione sociale ben delineata e che può potenzialmente colpire una buona fetta della popolazione.</p>
<p>Le teorie comportamentiste spiegano la dipendenza in termini di rinforzi positivi: l’utilizzo di prolungato della sostanza/comportamento è facilitato dalla gratificazione che ne deriva. Tali teorie si sono dimostrate un punto di vista limitato per spiegare le forme di dipendenza tradizionali, e nel caso della dipendenza da internet, si mostrano ancor più scarsamente esplicative.</p>
<p>Tale impostazione teorica può descrivere solo uno degli aspetti della IAD, cioè quello dell’utilizzo compulsivo della rete, che la Young ha spiegato tramite il modello chiamato ACE (Accessibility, Control, Excitement). Secondo questo modello, la facilità nel reperimento delle informazioni tramite la rete, l’illusione di controllo dato dal mezzo e l’eccitazione provata dalla vasta quantità di stimoli presenti nel web sarebbero alla base del disturbo ossessivo-compulsivo specifico della net-compulsion.</p>
<p>Sicuramente riflettere sulle gratificazioni è un importante primo passo per indagare i motivi di tale meccanismo, ma non ci si può fermare alla semplice relazione fra Stimolo e Risposta. Anche il modello medico che tenta di spiegare la dipendenza in base ad una ereditarietà genetica non si può ritenere esaustivo, in quanto si assisterebbe ad una tendenza ereditaria che colpirebbe una percentuale troppo elevata della popolazione.</p>
<p>È necessario quindi cercare di capire quali sono le peculiarità della navigazione in rete, cosa comportano per il soggetto, per riuscire a comprendere se ed in che modo può svilupparsi la dipendenza.<br />
Un punto di vista diverso rispetto a quello della Young viene offerto da Caretti (2001), che colloca la IAD nella categoria diagnostica “Trance dissociativa da videoterminale”. Secondo questo punto di vista, la dipendenza patologica da internet sarebbe la prima fase di un disturbo più grave caratterizzato dall’alternazione dello stato di coscienza, la depersonalizzazione e la perdita del senso abituale dell’identità personale.</p>
<p>Uno studio condotto da Marzalin, D. e Moore, S. dell’università di Swinburne su 161 soggetti di età compresa fra i 18 e i 25 anni ha rilevato che per i soggetti di sesso maschile, alti livelli di ansia sociale e bassi livelli di sviluppo dell’identità personale sono associati ad un maggior uso di internet,  e tale uso si concentra sulle chat-room e i MUD (giochi di ruolo virtuali).</p>
<p>Senza bisogno di adottare un punto di vista psicodinamico per ricercare le connessioni tra il ruolo di mediazione del mezzo tecnologico e la costruzione dell’identità personale, è possibile individuare quelli che costituiscono fattori di cambiamento dell’identità personale facilitati dall’utilizzo di internet. In letteratura vengono considerate tre dimensioni di base nel ruolo di internet nella costruzione dell’identità personale:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>L’anonimato rispetto alla possibilità di essere identificati;</li>
<li>La comunicazione sincrona ed asincrona;</li>
<li>Le informazioni prettamente visive e testuali sull’identità.</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda l’anonimato, questa condizione ha come conseguenza la caduta di quei vincoli dati dal contesto sociale reale, che dà al soggetto un’illusione di assoluta libertà: di fare, di dire, di essere qualsiasi cosa, senza ripercussioni nel sociale, con l’illusione che lo schermo possa proteggere dall’essere identificati come persone reali e che una volta spento il terminale il proprio “io virtuale” non abbia lasciato traccia.</p>
<p>L’utilizzo della comunicazione sia sincrona che asincrona porta alla possibilità di esercitare un controllo sullo scambio comunicativo: da una parte, la comunicazione asincrona permette di “scegliere” il come, il quando ed il cosa rispondere, facendo diventare lo scambio comunicativo uno scambio totalmente cosciente e controllato dagli interlocutori.<br />
Dall’altra, l’assenza dell’aspetto non verbale, che nelle comunicazioni reali vis a vis costituisce la percentuale più grossa di informazioni disponibili sui soggetti, sul contesto e sulla stessa comunicazione viene a mancare, e viene sostituito dalll’utilizzo di emoticons, che oltre a corrispondere ad un range limitato e stereotipato di emozioni, sono sotto il controllo volontario del soggetto.</p>
<p>Infine, le informazioni sull’identità virtuale disponibili sono ridotte a dati di tipo testuale o visivo, in quanto il soggetto in internet viene rappresentato tramite un “avatar”: un semplice nickname nel caso delle chat, o un personaggio nel caso dei MUD. L’aspetto fisico viene immaginato tramite una descrizione a parole che può essere reale o fittizia, o tramite la costruzione di un personaggio. L’avatar può venire reinventato a piacimento, può venire affiancato da altri avatar, in un processo di frantumazione e sostituzione dell’identità personale che viene rimpiazzata da una o più identità virtuali costruite in base ai bisogni, ai desideri e alle aspettative del soggetto.</p>
<p>Il world wide web si offre così non solo come un immenso serbatoio di stimoli eccitanti, una sorta di “Las Vegas” virtuale piena di luci e divertimento, ma anche come un contenitore dai confini labili ed indefiniti che permette ai soggetti di cambiare le normali regole nelle interazioni umane, di sperimentare non solo nuove emozioni, ma nuovi se stessi, che più si confanno ai propri intenti.<br />
Non deve sorprendere quindi che la IAD si manifesti più frequentemente in concomitanza all’utilizzo di strumenti di interazione umana come la posta elettronica, le chat-rooms, la partecipazione in comunità virtuali quali forum, newsgroup o i MUD, rispetto al semplice accesso alla rete per ottenere informazioni.</p>
<p>Concludendo, gli studi recenti sulla IAD, spesso concentrati sui sintomi e sull’individuazione delle possibili strategie terapeutiche per fronteggiare questo nuovo fenomeno, dovrebbero forse dedicare maggiore attenzione alle dinamiche che portano un soggetto a preferire gradualmente un mondo virtuale, in cui i cinque sensi vengono drasticamente ridotti all’unico senso visivo e sostituiti con esperienze sensoriali “immaginate”, perché totalmente prodotte dalla fantasia, al mondo reale.</p>
<p>Lo strumento tecnologico del computer, ormai elemento integrato nel vissuto quotidiano della maggior parte della popolazione benestante, oltre ad offrire risorse, a costituire un supporto che facilita, velocizza e semplifica il tradizionale agire umano, offre un contatto immediato con una realtà “altra”, una realtà che si “costruisce” totalmente nelle interazioni tra gli “io virtuali”, in cui le regole, i significati e la stessa identità vengono costantemente inventati e re-inventati dagli utenti. Se l’utilizzo di internet ed il suo conseguente possibile abuso, stanno aumentando con un ritmo incalzante, forse sarebbe interessante spostare il focus dalle caratteristiche individuali di personalità dell’internet-addicted a quei processi che investono la società e che stanno portando sempre un maggior numero di persone a preferire una realtà fatta di pixel alla realtà che li circonda.</p>
<p><strong>Bibliografia e sitografia</strong></p>
<p>- Caretti V., La Barbera D., Psicopatologia delle realtà virtuali, Masson, Milano, 2001<br />
- Talamo A. , Ligorio M.B. (2001) Strategic Identities in Cyberspace, In G. Riva, C. Galimberti eds. Journal of CyberPsychology and behaviour, Special issue: Mind in the Web:Psychology in the Internet age, Vol. 4, n.1: 109-122;<br />
&#8220;Internet Addiction disorder ed il legame tra la rete e l’identità personale&#8221;, tratto in data 18-03-2008 da <em><a href="http://www.opsonline.it/" target="_blank">Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi</a></em></p>
<p>http://www.opsonline.it/index.php?m=show&#038;id=12439</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/albertoragno.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/albertoragno.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/albertoragno.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/albertoragno.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/albertoragno.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/albertoragno.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/albertoragno.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/albertoragno.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/albertoragno.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/albertoragno.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/albertoragno.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/albertoragno.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/albertoragno.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/albertoragno.wordpress.com/95/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=95&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il computer impedisce al cervello di diventare adulto?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 13:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Videogiochi e terapie]]></category>

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		<description><![CDATA[L’utilizzo sempre più esteso del computer per lavoro, passatempi come i videogame e attività sui social network è una delle cause principali dell’epidemia di obesità che sta flagellando i Paesi sviluppati. Ma non per l’inattività fisica – o almeno non &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/05/24/91/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=91&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- link correlati --></p>
<p><!-- body article --></p>
<p class="testo_sinistra" style="text-align:justify;"><img style="float:left;margin-right:4px;" src="http://www.opsonline.it/images/articles/image_17603.jpg" alt="Il computer impedisce al cervello di diventare adulto?" /> L’utilizzo sempre più esteso del computer per lavoro, passatempi come i videogame e attività sui social network è una delle cause principali dell’epidemia di obesità che sta flagellando i Paesi sviluppati. Ma non per l’inattività fisica – o almeno non solo: per gli effetti del computer sul cervello. Lo sostiene la prestigiosa Royal Institution of Great Britain, la più antica (e una delle più prestigiose) accademia di ricerca scientifica pubblica del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">La baronessa Susan Greenfield, direttrice della Royal Institution of Great Britain, sostiene che l’utilizzo costante del computer ‘infantilizza’ il cervello rendendogli più difficile imparare a superare le difficoltà e gli errori: “Quando un bambino cade da un albero, impara subito a non ripetere l’errore, mentre invece uno sbaglia durante un videogame semplicemente continua a giocare”.</p>
<p style="text-align:justify;">La parte del cervello coinvolta nell’attenzione, nell’empatia e nell’immaginazione – la corteccia pre-frontale – potrebbe non svilupparsi correttamente nei bambini troppo “informatici”, minaccia la Greenfield. “E poiché negli obesi questa zona cerebrale è spesso poco attiva, il link tra uso eccessivo del computer e obesità potrebbe essere a livello cerebrale. Meno percezione del rischio, più abuso di junk-food e stili di vita poco salutari”.<br />
<span id="more-91"></span><br />
La Greenfield è già finita sui giornali in passato per aver espresso sospetti riguardo all’insorgenza di sintomi autistici nei bambini che abusano di computer e piattaformne di videogame, attirandosi numerose critiche: “Chiunque dice che faccio solo terrorismo dovrebbe soltanto analizzare i dati disponibili”.</p>
<p>Fonte: Macrae F. Do you have Facebook flab? Computer use could make you eat too much, warns professor. Daily Mail 15/05/2009.</p>
<p>http://it.health.yahoo.net/c_news.asp?id=25385</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/albertoragno.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/albertoragno.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/albertoragno.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/albertoragno.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/albertoragno.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/albertoragno.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/albertoragno.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/albertoragno.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/albertoragno.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/albertoragno.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/albertoragno.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/albertoragno.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/albertoragno.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/albertoragno.wordpress.com/91/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=91&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Navigazione in rete dei minori: un’occasione di sviluppo relazionale in famiglia</title>
		<link>http://albertoragno.wordpress.com/2009/04/25/navigazione-in-rete-dei-minori-un%e2%80%99occasione-di-sviluppo-relazionale-in-famiglia/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 06:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati relativi all’ingresso di Internet nelle famiglie dimostrano come tale processo sia in continua crescita, soprattutto nei Paesi in cui la presenza della tecnologia diventa parte integrante delle attività quotidiane degli adulti e dei minori. La letteratura psicologica vede &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/04/25/navigazione-in-rete-dei-minori-un%e2%80%99occasione-di-sviluppo-relazionale-in-famiglia/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=86&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">I dati relativi all’ingresso di Internet nelle famiglie dimostrano come tale processo sia in continua crescita, soprattutto nei Paesi in cui la presenza della tecnologia diventa parte integrante delle attività quotidiane degli adulti e dei minori.</p>
<p style="text-align:justify;">La letteratura psicologica vede quindi un lento ma progressivo fiorire di interessanti studi che analizzano il modo in cui la presenza del web tra le mura domestiche influisca sulla qualità della comunicazione e delle relazioni che intercorrono tra genitori e figli.<br />
Un recente studio pubblicato sulla rivista CyberPsychology&amp;Behavior, stima che in Italia circa un terzo dei bambini tra i 2 e gli 11 anni utilizzano il web tutti i mesi trascorrendo circa 22 ore complessive davanti al pc per visitare perlopiù motori di ricerca e portali, in cui reperire diverse tipologie di risorse (Bricolo F, Gentile D, Smelser R, Serpelloni G, 2007).</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-86"></span>Se incrociamo tali dati con quelli forniti nel gennaio 2008 dall’Istituto nazionale di Statistica, vediamo come all’interno di tale fascia d’età sia crescente anche il desiderio di usare sempre di più la Rete.<br />
Il 45% dei bambini compresi tra i 6 e gli 11 anni, infatti, manifestano la volontà di navigare per più tempo sul web, pur non avendo, nel 73% dei casi, frequentato un corso di pc.</p>
<p style="text-align:justify;">Ciò palesa l’urgenza con la quale le famiglie cerchino di adeguarsi alle richieste dei minori circa un più forte ingresso di Internet in casa.<br />
Tale necessità è spiegata ed ulteriormente messa in evidenza da un altro dato fortemente significativo, ossia dal luogo di utilizzo del web che nella fascia d’età compresa tra gli 11 ed i 14 anni è costituito dall’abitazione di altri bambini per il 35% circa dei casi riducendo di fatto la possibilità per gli adulti di monitorare le attività svolte in rete dai figli.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Stile di attaccamento e navigazione in rete<br />
</strong><br />
Ma in che modo l’ingresso di Internet in famiglia ne influenza i processi comunicativi? Quali sono  le dinamiche relazionali in grado di incidere sulle attività svolte online dai minori?<br />
La Psicologia sta tentando di dare delle risposte scientificamente fondate, ricorrendo ad analisi correlazionali in grado di spiegare, ad esempio, come lo stile di attaccamento tra genitori e figli condizioni la fiducia e la serenità con cui i bambini accedono alla Rete.</p>
<p style="text-align:justify;">Realizzando un parallelismo tra l’esplorazione del mondo reale e quello virtuale, possiamo infatti sostenere che così come uno stile di attaccamento sicuro implica la presenza di un genitore che manifesta disponibilità e sostegno (senza tuttavia interferire rigidamente sulla libertà esplorativa del bambino rispetto all’ambiente fisico circostante), analogamente una navigazione in rete equilibrata richiede che il genitore consenta al proprio figlio di accedere al web serenamente, seppur all’interno di un contesto protetto e monitorato.</p>
<p style="text-align:justify;">In assenza di quest’ultimo presupposto, infatti, ed in presenza di un attaccamento di tipo ansioso-evitante o ansioso-ambivalente, la facilità relazionale indotta da una comunicazione online troppo libera  può contribuire a vedere Internet come un’ulteriore potenziale figura di attaccamento, oppure come un tramite per trovarne di nuove.</p>
<p style="text-align:justify;">Tale elemento potrebbe stimolare l’assunzione di comportamenti online inadeguati in grado di indurre, tra gli altri, web dipendenza.<br />
L’attenzione degli adulti rispetto al “cosa” fanno i bambini in rete ed una parallela diminuzione di atteggiamenti esclusivamente orientati a proibirne la navigazione può facilitare quindi una nuova concezione della Rete, non più vista come uno strumento che isola il bambino dalla famiglia, bensì come un nuovo mezzo in grado di stimolare il confronto.<br />
In tali casi  il web diviene luogo di risorse da individuare, di spazi virtuali da conoscere ed analizzare, un mondo di approfondimenti e di conoscenze da sviluppare</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>In Rete sì, ma per fare cosa?<br />
</strong><br />
Intervenire in modo propositivo sulle attività svolte dal bambino in rete significa anche saper discriminare quali siano le attività che meglio si prestano all’obiettivo che ci si è prefissati (Lee, Chae, 2007).<br />
Se infatti l’impiego di forum, di chat, e l’esecuzione di attività educative influenza positivamente il dialogo, l’uso di videogames, al contrario, può inibire tale processo dato che il videogioco tende ad isolare maggiormente il minore rispetto all’ambiente che lo circonda.</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio in base a tale aspetto, possiamo sostenere, in accordo con i dati a nostra disposizione che se una diminuzione del tempo speso nella comunicazione tra genitori e figli a causa della navigazione in rete non sempre incide quindi sulla qualità della relazione, è l’atteggiamento dei genitori rispetto alle attività svolte dai bambini in rete ad essere variabile fondamentale.</p>
<p style="text-align:justify;">Infatti un attivo coinvolgimento dei genitori è particolarmente importante già nel momento in cui il bambino inizia a navigare in rete. È in tale periodo che i minori navigano per un tempo maggiore cercando di soddisfare la propria curiosità rispetto a  tutto ciò che possono potenzialmente reperire sul web.</p>
<p style="text-align:justify;">Una partecipazione attiva dei genitori nella prima fase di approccio al web, può consentire al bambino di abituarsi a scambiare le proprie esperienze on line con i genitori anche quando le proprie attività in rete vanno modificandosi col tempo, consentendo sia da parte dei bambini che degli adulti un aumento della fiducia reciproca e della sicurezza rispetto ai contenuti e alla qualità delle attività eseguite.<br />
Le indagini effettuate mostrano infatti, che i minori navigano per più tempo in rete nei primi tre mesi di utilizzo per poi dedicare alle attività sul web minor tempo, seppur modificando sostanzialmente le attività realizzate (Jackson L, Samona R, Moomaw J, et al, 2007).</p>
<p style="text-align:justify;">Se la ricerca di documentazione per le attività didattiche è il motivo principale per cui i bambini accedono ad internet la prima volta, è la comunicazione con gli amici a spiegare nei periodi successivi il tempo speso sul web. Vi è, quindi, un passaggio dalle attività di ricerca a quelle comunicative ed interattive.</p>
<p style="text-align:justify;">Il principio cardine che deve quindi guidare i genitori nel condurre i bambini in rete va individuato nel fatto che la ricerca di una forma di compensazione sociale su internet diminuisce laddove la qualità della comunicazione offline sia buona.</p>
<p style="text-align:justify;">Il supporto sociale da parte della famiglia riduce, infatti, l’impatto negativo degli eventi stressanti offline e online (come ad esempio il cyberbullismo) sui bambini e sugli adolescenti (Leung, 2007) soprattutto alla luce della tendenza piuttosto marcata a considerare le amicizie online come maggiormente in grado di consentire l’affermazione del proprio Sé nel contesto sociale (Dombrowski S, Gischlar K, Durst T, 2007).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bibliografia</strong><br />
Lei L, Wu Y. Adolescents&#8217; Paternal Attachment and Internet Use. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. October 2007;10(5):633-639. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Lee S, Chae Y. Children&#8217;s Internet Use in a Family Context: Influence on Family Relationships and Parental Mediation. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. October 2007;10(5):640-644. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Dombrowski S, Gischlar K, Durst T. Safeguarding young people from cyber pornography and cyber sexual predation: a major dilemma of the internet. Child Abuse Review [serial online]. May 2007;16(3):153-170. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Leung L. Stressful Life Events, Motives for Internet Use, and Social Support Among Digital Kids. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. April 2007;10(2):204-214. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Bricolo F, Gentile D, Smelser R, Serpelloni G. Use of the Computer and Internet among Italian Families: First National Study. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. December 2007;10(6):789-798. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.<br />
Jackson L, Samona R, Moomaw J, et al. What Children Do on the Internet: Domains Visited and Their Relationship to Socio-Demographic Characteristics and Academic Performance. CyberPsychology &amp; Behavior [serial online]. April 2007;10(2):182-190. Available from: Psychology and Behavioral Sciences Collection, Ipswich, MA. Accessed February 28, 2008.</p>
<p>&#8220;Navigazione in rete dei minori: un’occasione di sviluppo relazionale in famiglia&#8221;, tratto in data 04-03-2008 da <em><a href="http://www.opsonline.it/" target="_blank">Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi</a></em></p>
<p>http://www.opsonline.it/index.php?m=show&#038;id=12163</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/albertoragno.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/albertoragno.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/albertoragno.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/albertoragno.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/albertoragno.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/albertoragno.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/albertoragno.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/albertoragno.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/albertoragno.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/albertoragno.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/albertoragno.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/albertoragno.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/albertoragno.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/albertoragno.wordpress.com/86/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=86&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Gli effetti positivi della videocomunicazione</title>
		<link>http://albertoragno.wordpress.com/2009/04/25/gli-effetti-positivi-della-videocomunicazione/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 06:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://albertoragno.wordpress.com/2009/04/25/gli-effetti-positivi-della-videocomunicazione/</guid>
		<description><![CDATA[Secondo uno studio presentato in questi giorni da Cisco, intitolato “Successful Video Communications” e condotto da Pearn Kandola con l&#8217;obiettivo di analizzare la psicologia della comunicazione nel mondo business, le applicazioni per la videocomunicazione aiutano le discussioni nei meeting online, &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/04/25/gli-effetti-positivi-della-videocomunicazione/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=84&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Secondo uno studio presentato in questi giorni da Cisco, intitolato “Successful Video Communications” e condotto da Pearn Kandola con l&#8217;obiettivo di analizzare la psicologia della comunicazione nel mondo business, le applicazioni per la videocomunicazione aiutano le discussioni nei meeting online, rafforzano le relazioni e migliorano il rapporto fra le persone.</p>
<p style="text-align:justify;">Tuttavia, evidenzia lo studio, per alcuni soggetti, la comunicazione in video ha ancora l&#8217;effetto di aumentare il livello d&#8217;ansia e di inibizione: perché diventi uno strumento di comunicazione efficace, è importante che le imprese aiutino i loro dipendenti a sviluppare competenze adeguate per sfruttarla al meglio.</p>
<p style="text-align:justify;">La comunicazione video sta diventando una norma fra i team dispersi geograficamente e rappresenta un&#8217;alternativa fattibile agli incontri di persona. Importante è però stabilire come abbattere le barriere psicologiche che ne ostacolano l&#8217;uso, e come le persone possano sviluppare la necessaria familiarità, fiducia e tranquillità per usarla regolarmente.</p>
<p style="text-align:justify;">La ricerca evidenzia quali effetti l&#8217;utilizzo del video possa avere su persone con diversi tipi di personalità, analizzando sei differenti figure.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-84"></span></p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Leader/ Dominatore: colui che guida il meeting. La possibilità di vedere tutti i partecipanti alla riunione riduce il rischio che egli domini eccessivamente la discussione.</li>
<li>Energetico/Distratto: il video rende più stimolante la situazione, riducendo i momenti di distrazione e aumentando l&#8217;impegno.</li>
<li>Pensatore/Sfuggente: riflette in modo approfondito sui temi in discussione. Potendo cogliere i segnali visivi, si riduce il rischio che i suoi momenti di riflessione siano interpretati scorrettamente come disimpegno.</li>
<li>Amichevole/Chiacchierone: rischia di parlare troppo al posto degli altri o di provocare digressioni rispetto al tema in agenda. La possibilità di vedere i colleghi fornisce un contesto per interpretare le pause naturali della conversazione, riducendo il loro bisogno di “riempire” i momenti di silenzio.</li>
<li>Creativi / Astratti: caratterizzati da una grande ricchezza di creatività e di idee audaci, restano più ancorati alla discussione grazie alla maggiore ricchezza di interazione.</li>
<li>Atterratori/Ostruttivi: il video dà loro una presenza visiva durante le riunioni, aiutandoli a fare ascoltare le proprie opinioni senza dimostrarsi troppo ostruttivi.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Ma non è tutto. Secondo lo studio, la comunicazione video può aiutare ad accelerare la costruzione della relazione in culture differenti, ad esempio tra quelle cosiddette “ad alto contesto” quali quella cinese, giapponese e mediorientale &#8211; in cui la relazione si basa sull&#8217;integrità e sul valore dato all&#8217;interazione sociale e quelle “ a bassa distanza”, come accade in Paesi quali Germania, Svezia, Danimarca, in cui generalmente fra colleghi ci si relaziona in modo paritario, al di là della posizione formalmente detenuta in azienda.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo studio ha poi tracciato un&#8217;analisi delle diverse tipologie di comunicazione video, evidenziando quali sono i contesti ai quali meglio si adatta.</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Video telefonia: viene utilizzata nelle comunicazioni quotidiane. Facile da usare; la qualità del segnale video può ridurre la trasmissione dei segnali visivi.</li>
<li>Video conferenza basata su web &#8211; Usata nelle riunioni di team con individui distribuiti geograficamente ed in incontri con persone esterne al gruppo. E&#8217; ampiamente accessibile; le piccole dimensioni delle immagini rendono difficile cogliere i segnali visivi.</li>
<li>Video conferenza &#8211; Incontri di gruppo con una o due persone in ognuno dei luoghi connessi. Qualità video migliore rispetto alle webcam, ma può essere insufficiente a cogliere i segnali più sottili. La qualità audio può risentire negli incontri con tanti partecipanti.</li>
<li>Telepresenza &#8211; Utile per mantenere vive relazioni di alto livello a distanza. Più vicina all&#8217;esperienza di incontro dal vivo, le immagini a dimensioni reali veicolano il linguaggio del corpo e i gesti.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Articolo tratto da: <a href="http://www.ilsole24ore.com/" target="_blank">http://www.ilsole24ore.com/ </a></p>
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		<title>La stimolazione magnetica riduce i sintomi dell’autismo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 06:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo uno studio pubblicato a dicembre sulla rivista online Journal of Autism and Developmental Disorders le stimolazioni magnetiche possono ridurre i sintomi dell’autismo. Trenta persone affette da diverse forme di autismo hanno preso parte allo studio di un team di &#8230; <a href="http://albertoragno.wordpress.com/2009/03/12/la-stimolazione-magnetica-riduce-i-sintomi-dell%e2%80%99autismo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=albertoragno.wordpress.com&amp;blog=5376185&amp;post=79&amp;subd=albertoragno&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Secondo uno studio pubblicato a dicembre sulla rivista online Journal of Autism and Developmental Disorders le stimolazioni magnetiche possono ridurre i sintomi dell’autismo.<br />
Trenta persone affette da diverse forme di autismo hanno preso parte allo studio di un team di neuroscienziati dell’<a href="http://louisville.edu/" target="_blank">Università di Louisville</a>. L’esperimento è durato in totale tre settimane con due sedute settimanali di venti minuti ciscuna dove si soggetti sono stati sottoposti a una stimolazione magnetica a bassa frequenza. I pazienti hanno mostrato un numero inferiore di iperattività, sovraccarico sensoriale, e comportamenti ripetitivi. Manuel Casanova, il coordinatore del team aggiunge &#8221; I nostri risultati sono solo all&#8217;inizio, ma già abbiamo la dimostrazione che è possibile ridurre la gravità dei sintomi nella maggior parte dei casi&#8221;.</p>
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